Via la Fini-Giovanardi? Il Papa dal Brasile contro le droghe leggere. Smentito Ferrero

24 luglio 2013 ore 19:28, intelligo
Via la Fini-Giovanardi? Il Papa dal Brasile contro le droghe leggere. Smentito Ferrero
di Orietta Giorgio. Modifiche alla legge sulle droghe, depenalizzazione del consumo e riduzione dell’impatto penale. L'ex ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, sta lavorando proprio in questi giorni a un nuovo disegno di legge sulle tossicodipendenze che abroghi la tanto odiata legge Fini-Giovanardi e sia in grado di costruire una nuova normativa basata su una netta distinzione fra droghe leggere e droghe pesanti. Il consumo personale di sostanze stupefacenti «continuerà a rimanere un illecito, ma darà luogo a sanzioni, solo qualora comporti azioni irresponsabili o pericolose verso terzi» prevede il nuovo testo che Ferrero vorrebbe proporre. Cosa vuol dire tutto ciò? Che coltivare una piantina di marijuana sul proprio balcone sia una pratica lecita e usuale se a beneficiarne sarà solamente il padrone di casa dal pollice verde? Andrea Muccioli, responsabile della Comunità di San Patrignano, si chiede retoricamente: «Il ministro sa che i comportamenti di chi si droga si ripercuotono sulla società, sulla famiglia e sugli amici? Una persona si droga per alterarsi, per essere diverso da se stesso. E non avendo lucidità può commettere azioni pericolose sia per se stesso che per gli altri, anche solo se cammina, attraversa la strada o guida. A me e a tutte le persone che si impegnano ogni giorno seriamente e gratuitamente contro la droga non è mai successo di conoscere un consumatore responsabile». Sembra assurdo, dunque, pensare che il singolo consumatore di droghe non abbia ripercussioni verso terzi. Le ricerche scientifiche, infatti, dimostrano come la cannabis sia la prima  porta d’accesso all’uso di molte altre droghe. La Comunità di San Patrignano, in proposito, evidenzia che il 96% dei 1300 ragazzi presenti nella sua comunità ha fatto uso di hashish. «Sappiamo bene quanti giovanissimi incontrino troppo facilmente le sostanze supefacienti. Non a caso all’interno della nostra comunità abbiamo un centro per ragazzi minorenni tossicodipendenti che stiamo ampliando per poter rispondere alla crescente domanda di aiuto. Tutti giovanissimi che avevano trovato nelle sostanze un modo per riempire il vuoto della loro vita, una risposta sbagliata al loro disagio. Un disagio che è lo stesso dei tanti ragazzi che, come messo in evidenza dalla Relazione, associano all’uso di droghe la dipendenza dal gioco». Il 35,2% dei giovani che “gioca” quasi ogni giorno fa anche uso di sostanze stupefacenti. E cosa c'è dietro tutto questo? «Mancanza di valori e assenza di una corretta educazione alla vita» osservano da San Patrignano. E gli fa eco Alessandro Meluzzi, psichiatra e psicoterapeuta, che spiega come sia un grave errore legalizzare le droghe leggere: «Se legalizzassimo le droghe leggere avremmo trasformato il consumo di queste in una pratica corrente. Quindi chiunque volesse esercitare un qualsiasi tipo di trasgressione dovrebbe passare all'uso di droghe meno leggere. Tra l’altro – aggiunge - i cannabinoidi, essendo psicodislettici, hanno tra i loro effetti le psicosi giovanili». La cosa, dunque, dovrebbe farci riflettere. E dovremmo chiederci: che sia meglio arrivati a questo punto, una “sana” canna piuttosto che un buon bicchiere di vino? La risposta, come ogni volta, ce la dà Papa Francesco. Che parlando con i fedeli in Brasile, ha fermamente condannato le droghe leggere e il mercato dello spaccio. «La piaga del narcotraffico – ha spiegato il pontefice - che favorisce violenza e semina dolore e morte, richiede un atto di coraggio di tutta la società. Non è con la liberalizzazione delle droghe, come si sta discutendo in varie parti dell’America Latina, che si potrà ridurre la diffusione e l’influenza della dipendenza chimica». Con cosa allora? «E’ necessario affrontare i problemi che sono alla base del loro uso – ha detto Francesco -  promuovendo una maggiore giustizia, educando i giovani ai valori che costruiscono la vita comune, accompagnando chi è in difficoltà e donando speranza nel futuro». Il messaggio di Bergoglio, dunque, è stato perentorio, forte e affettuoso allo stesso tempo: «In questo luogo di lotta contro la dipendenza chimica vorrei abbracciare ciascuno e ciascuna di voi, voi che siete la carne di Cristo, e chiedere che Dio riempia di senso e di ferma speranza il vostro cammino, e anche il mio. Abbracciare. Abbiamo tutti bisogno di imparare ad abbracciare chi è nel bisogno, come san Francesco. Ci sono tante situazioni in Brasile, nel mondo, che chiedono attenzione, cura, amore, come la lotta contro la dipendenza chimica. Spesso, invece, nelle nostre società, prevale l’egoismo. Quanti ‘mercanti di morte’ che seguono la logica del potere e del denaro ad ogni costo!».
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