Pil, la strada percorsa da Ue è senza senso? Lo spieghiamo come ai bambini

24 luglio 2014, intelligo
Pil, la strada percorsa da Ue è senza senso? Lo spieghiamo come ai bambini
di Gianfranco Librandi
Esistono un economista, un politico, un costituzionalista intellettualmente onesto che neghi l’illogicità di quanto stia accadendo all’interno del riordino dei paesi aderenti all’UE? Noi ovviamente parliamo (per il momento) dell’Italia, e approfondiremo per gradi dinamiche assai più complesse, ma prima di convergere al cuore del “problema” abbiamo deciso di far comprendere (traducendo dal politichese) dinamiche apparentemente più semplici e vicine per potere poi comprendere quelle più complesse e geopoliticamente più lontane. La domanda di oggi è: perché il sacrificio degli italiani aumenta a ritmi esponenziali, mentre il debito pubblico aumenta alla velocità doppia del sacrificio imposto? Il politico è indotto a fornire una risposta non del tutto scorretta; porrà in secondo piano l’aumento del debito pubblico rapportato al sacrificio crescente e inutile dei contribuenti, ponendo l’accento sulla questione più importante che è relativa al rapporto del debito pubblico sul PIL. La conferma della genuinità di questa risposta si estrapola facilmente dal fatto che la Germania ha un debito enormemente superiore a quello italiano ma questo non desta preoccupazione finanziaria poiché il PIL tedesco è altrettanto superiore al nostro. Eurosat (un istituto di rilevazione dati ufficiali europei) pubblicando i dati che si riferiscono al primo trimestre 2014, segnala che il rapporto debito/PIL in Italia ha superato la soglia del 135% (135,6%). Tradotto, significa che il nostro debito è il 135,6% di quanto riusciamo a produrre in un anno. Per fornire l’idea delle dimensioni, segnaliamo che nel trimestre precedente eravamo al 132,6% e un anno fa a 130,2%, in buona sostanza 3% di peggioramento in soli tre mesi, è un incedere catastrofico! Comprendiamo l’impossibilità di interpretare il dato per i non addetti ai lavori, il cittadino comune è preoccupato soprattutto alla sopravvivenza e tenta anche di risparmiare qualche spicciolo, ma quando si parla di debito Pubblico e di PIL, si parla di beni primari, e i beni primari sono tutto quello che garantiscono la sopravvivenza dell’individuo. Parlare di Debito Pubblico o di PIL è la medesima cosa di parlare di mangiare! Nel PIL c’è il pane degli italiani. Tutto questo per far comprendere agli italiani che la strada percorsa dalla politica della UE non ha senso. Diamo per scontato che la regia di tutto questo sia avulsa da ogni autonomia decisionale non solo delle singole politiche nazionali (italiana inclusa) ma addirittura europea. In conclusione più aumentiamo il sacrificio per garantire un livello sempre meno dignitoso di sopravvivenza più alimentiamo la voracità del Debito Pubblico. Se ci fosse la possibilità di cambiare strada sarebbe almeno opportuno.
autore / intelligo
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