Pena di morte choc negli Usa: quando l'esecuzione diventa tortura

24 luglio 2014 ore 16:12, Adriano Scianca
Pena di morte choc negli Usa: quando l'esecuzione diventa tortura
Nell'immaginario collettivo, l'iniezione letale è considerata la modalità di esecuzione della pena di morte meno disumana. La cronaca sembra tuttavia indicarci che le cose potrebbero non stare così. L'ultimo caso è quello di Joseph Rudolph Wood, 55 anni, condannato a morte perché il 7 agosto del 1989 ha ucciso la fidanzata Debra Dietz, con la quale aveva una relazione turbolenta, e il padre di lei, Eugenee. Il fatto di essere rimasto nel braccio della morte per 23 anni (la condanna arrivò nel 1991) dovrebbe di per sé essere considerato una tortura già abbastanza atroce, ma a Wood è toccato di peggio. Anziché i consueti 10 minuti di rito, il percorso che accompagna il detenuto dalla puntura al decesso è durato due ore. Due ore di agonia. L’esecuzione è iniziata alle 13.52 locali ma l’uomo è stato dichiarato morto alle 15.49, un’ora e 57 minuti dopo. Dopo un’ora e 10 minuti, Wood ancora respirava e si muoveva. Un reporter dell’Ap che ha assistito all’esecuzione ha contato oltre 600 rantolii in un’ora e mezzo. Ad aprile era stata la sorte di Clayton D. Lockett, condannato a morte per l'omicidio di una 19enne, a far inorridire il mondo. Al condannato, come da prassi, era stato somministrato in primis l'anestetico, seguito poi dal mix letale di veleni. A un certo punto, però, l'uomo ha iniziato ad agitarsi furiosamente, ha gridato e ha tentato addirittura di alzarsi, nonostante un attimo prima fosse privo di conoscenza. La tortura è terminata quando il suo cuore ha finalmente ceduto. Nello scorso gennaio, invece, altri due casi avevano fatto scalpore. Dennis McGuire, stupratore e assassino di una donna incinta nel 1989, aveva sofferto “solo” per quindici minuti a causa di un nuovo cocktail di farmaci sperimentato per la prima volta su di lui. McGuire è morto così: ha sbuffato per un po’, poi ha continuato ad aprire e chiudere la bocca, il ventre gli si è gonfiato d’improvviso fino a fermare la sua crescita, e poi ancora minuti e minuti di agonia. Una sorte simile è toccata a Kenneth Hogan, 52 anni, ucciso dopo 27 anni di carcere. La pena gli fu inflitta nel 1988 per l’omicidio di una giovane donna. La condanna a morte si è consumata con un barbiturico utilizzato solitamente dai veterinari per l’eutanasia di animali. E ancora, ricordiamo la storia di Romell Broom la cui esecuzione era programmata per il 2009, in Ohio. Gli sforzi per trovare una vena e per mettere a morte Broom furono interrotti dopo che per più di due ore non era stata trovata una vena delle braccia o delle gambe. Durante i tentativi falliti Broom aveva brividi e faceva smorfie di dolore. “A un certo punto si coprì il viso con entrambe le mani e sembrava stesse singhiozzando e che avesse la nausea”. Alla fine il Governatore dell’Ohio Ted Strickland ordinò di fermare l’esecuzione. Oggi Broom è ancora nel braccio della morte, aspettando la data della sua seconda esecuzione. Il 13 dicembre 2006 Angel Nievez Diaz è stato messo a morte tramite iniezione letale. Secondo i testimoni, Diaz si muoveva ancora 24 minuti dopo aver ricevuto l'iniezione, facendo smorfie, provando apparentemente a parlare, boccheggiando. Dopo 26 minuti il suo corpo sobbalzò violentemente. Quando i monitor cardiaci indicarono che Diaz era ancora vivo, gli esecutori della sentenza decisero di somministrare un’altra iniezione letale.        
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