Vede l'occhio bionico: il primo paziente inglese supera il test

24 luglio 2015, Americo Mascarucci
Vede l'occhio bionico: il primo paziente inglese supera il test
E’ ancora possibile stabilire i limiti fra realtà e fantascienza? Oppure è arrivato il momento di ammettere che tutto sommato la tecnologia ha permesso di superare questa distinzione fino a rendere reale ciò che sembrava destinato alla sola sfera fantascientifica? La medicina stessa considerata per anni l’antagonista naturale di ciò che era fantascientifico oggi potrebbe diventare essa stessa una costola della fantascienza. Ma andiamo a spiegare nel dettaglio. 

Presto, infatti, potrebbe essere possibile  tornare a vedere grazie a delle protesi tecnologiche. E’ ciò che ci riferiscono i risultati ottenuti in Gran Bretagna, dove un paziente ha riacquisito la capacità di distinguere le sagome (non la vista completa) grazie proprio ad un intervento di questo tipo. L'intervento di impiantologia - durato appena 4 ore - è stato eseguito al Manchester Royal Eye Hospital nel giugno scorso. 

Il paziente su cui è stata impiantata la protesi Argus II, l’equivalente di una vera e propria retina artificiale, è Ray Flynn, un ottantenne che aveva perso la vista a causa della degenerazione maculare secca, una patologia legata all'età. Accedendo la protesi retinica, il paziente ha ritrovato la percezione della visione centrale e ora riesce a distinguere le sagome di oggetti e persone, persino se i suoi occhi restano chiusi. 

L’Argus II converte le immagini catturate da una camera miniaturizzata che viene montata su degli speciali occhiali in impulsi elettrici che sono trasmessi wireless a degli elettrodi impiantati sulla superficie della retina. Questi impulsi stimolano le cellule sopravvissute della retina, che a loro volta li veicolano al cervello dove vengono composte le immagini. In tal modo, il paziente ha la percezione di vedere. Attualmente, l'occhio bionico non permette una visione del mondo equiparabile a quella garantita dalla nostra vista: Ray Flynn riesce infatti solo a distinguere elementi di colori diversi (i bianchi dai neri) e la direzione in cui si muovono oggetti dalla forma assai semplice, ma ciò non deve comunque sminuire la portata di quello che è, a tutti gli effetti, un traguardo incredibile della medicina.

Anche e soprattutto perché la degenerazione maculare secca non è curabile e rappresenta la prima causa di perdita della vista. Un traguardo senza dubbio incredibile soprattutto se si considera che è il frutto di un mix fra realtà e virtualità riuscito alla perfezione. Dunque le barriere della fantascienza sono state oltrepassate? Sì, e adesso davvero di fantascientifico al mondo potrebbe restare ben poco. 

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