Giffoni, ecco Mika: "La normalità non esiste. Neanche nel sesso"

24 luglio 2016 ore 14:20, Adriano Scianca
È il giorno di Mika, al Giffoni, che al giovanissimo pubblico del Festival ha parlato di come con la musica è riuscito a raccontare gli aspetti problematici della sua vita: "E' stato un modo per superare momenti difficili e dolorosi. Anche se ci sono dei pubblici davanti ai quali non è sempre facile parlare di sessualità, traumi, della storia della mia famiglia. Spesso mi trovo a cantare in certi Paesi dove i temi che tratto sono vietati, ma per me la musica è una terapia e una bandiera". 

Giffoni, ecco Mika: 'La normalità non esiste. Neanche nel sesso'
E ricorda un aneddoto di quando aveva 16-17 anni, periodo in cui scrisse: Over my shoulder: ''Quando ero in una scuola per alcuni aspetti molto bella, perché c'era molta musica, facevamo teatro e opera, da Benjamin Britten a Verdi, ma orribile per altri, a causa di alcuni ragazzi. Covavo in me una rabbia pericolosa, avrei potuto fare qualcosa di tremendo, del male a me stesso o agli altri. Ho trasformato quell'energia distruttiva in qualcosa di più bello, attraverso la musica. Ho capito che quella era la strada". Il tema della diversità è sempre molto presente nelle parole del cantante: “Sono dislessico. Col tempo ho capito che è solo un modo diverso di pensare. L’importante è avere un sistema intorno a te che tolleri la tua diversità. Quando non c’era internet era più difficile, adesso puoi trovare consigli e aiuto on line. A me è stata di enorme aiuto un’insegnante, una donna molto dolce, dolcissima: mi faceva sempre un tè all’inizio di ogni lezione e mi ha insegnato a usare un sistema visuale per organizzare nella mia testa, ricordare e imparare cose che altrimenti mi sarebbe sfuggite. La normalità non esiste. Vale per la dislessia, per la sessualità, per tutto ciò che siamo e che non abbiamo scelto di essere”. 

Della sua esperienza nella tv italiana ha detto: “Il lato migliore dell’esperienza a X Factor è stata la paura. Non avevo mai fatto Tv, non sapevo l’italiano. Quando mi sono messo a studiarlo, mi ricordo che mi faceva letteralmente male la testa per lo sforzo. Nella mia carriera, ho avuto momenti di successo commerciale e momenti in cui non vendevo molto. All’inizio la mia reazione era nascondermi, non cercare sfide al di fuori della musica. X Factor è stato come rompere un muro. Pensavo che l’isolamento mi avrebbe protetto. Invece, non era vero”. 
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