Toccafondi: “Referendum a Bologna, rottamiamo gli integralisti non le scuole paritarie"

24 maggio 2013 ore 12:33, Lucia Bigozzi
Toccafondi: “Referendum a Bologna, rottamiamo gli integralisti non le scuole paritarie'
A Bologna c’è un dilemma: A o B? Sono le opzioni del referendum che domenica dirà se il Comune deve continuare o no a destinare un milione del suo bilancio alle scuole materne paritarie. E’ già un caso, tutto politico e con riflessi nazionali: la sinistra è divisa; in campo fazioni opposte capitanate da due bolognesi doc: Romano Prodi favorevole allo status quo, Francesco Guccini vuole lo stop. Il sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi a Intelligonews dice che
«non si può fare ideologia sulla pelle dei bambini e delle famiglie ». Sottosegretario Toccafondi, a Bologna per un convegno in treno e non con l’auto blu. Effetto Grillo o Letta? «Mi sono comportato sempre così, non vedo perché cambiare. Il treno poi è comodo e veloce, più veloce del camper ed inquina anche meno». La vicenda del referendum sta spaccando Bologna e non solo. Come legge questa iniziativa? «Bene ha fatto il ministro Carrozza a dire: “Trovo scorretto non parlare delle esigenze dei bambini e di discutere dei massimi sistemi”. Qua da rottamare non ci sono le paritarie e un sistema che funziona ma un’ideologia. Io voglio stare alla realtà dei fatti, e sull’esperienza italiana e bolognese, in merito alla parità. Stiamo sui numeri e stiamo su ciò che la Costituzione e le leggi dicono. Se siamo realisti e non ideologici, è difficile spaccarsi. Se prevale l’ideologia allora tutto è possibile, ma sulla pelle di bambini e famiglie». Quante risorse destina lo Stato alle scuole paritarie? «Nel 2013 alle 13.657 paritarie lo Stato riconosce 502 milioni di euro. Essendo frequentate da 1 milione e 41mila bambini o ragazzi, possiamo dire che lo Stato riconosce in media un contributo di 500 euro. Per i 7milioni e 800mila ragazzi o bambini che frequentano scuole statali di ogni ordine e grado, invece, la media è di oltre 7.000 euro. E’ evidente il risparmio per lo Stato». I referendari sostengono che il risparmio può essere impiegato altrove. Cosa risponde? «Non dando 500 milioni di euro alle famiglie come contributo è vero, come dicono i referendari, lo Stato o i Comuni risparmierebbero 500 milioni. Peccato che ci si dimentica di dire che oltre 1 milione di bambini resterebbe senza educazione o senza assistenza. E poi con questo ipotetico risparmio lo Stato cosa potrebbe farci? Forse costruire in tutta Italia 10 scuole per 500 bambini e pagare qualche decina di insegnanti. Peccato che con gli stessi soldi si assistono 13.000 scuole e 1 milione di ragazzi. A Bologna il Comune spende nei servizi effettuati in collaborazione con le scuole paritarie un milione e offre un servizio a 1736 famiglie. Il referendum costa 600mila euro e il Comune quest’anno poteva - non facendo il referendum - dare un servizio ad altre 857 famiglie. Non ho niente contro il “costo” doveroso della democrazia, ma bisogna anche capire che con le forzature ideologiche si va da poche parti». C’è una connotazione politica in tutta questa vicenda? Non c’è il rischio che si traduca ancora una volta in un referendum tra schieramenti? «Appunto. Se si parte dalla realtà, dall’esperienza, dai fatti non ci si può dividere perché i risultati, numeri alla mano, dimostrano che un sistema integrato funziona e conviene. Bambini e famiglie, così come le scuole nate per rispondere ai bisogni, cooperative di insegnanti, enti religiosi o laici, associazioni di insegnanti, non sono provette da laboratorio per alchimie politiche e nuove aggregazioni e partiti». La sinistra è divisa pure sulla scuola, ma la scuola non dovrebbe avere colore politico. Come se ne esce? «Se ne esce solo ritornando a dialogare, a confrontarci sapendo che l’altro non è un nemico da abbattere. Anche se provenienti da culture diverse e da percorsi politici differenti, se stiamo non sull’ideologia contrapposta a prescindere, ma sui fatti reali, troviamo un compromesso. Se ne esce solo così. E solo così si capisce che il tema è “la scuola”, tutto il sistema scolastico». Lei è un esponente del Pdl, d’accordo con Prodi o con Guccini? «Con Prodi. Così come sono d’accordo con il sindaco di Bologna che su questo tema sto apprezzando molto e con molti esponenti del Pd. Attori, cantanti, astrofisici non mi hanno mai convinto molto: mia nonna mi diceva che quando uno sa fare bene una cosa è bene che faccia quella. Poi a me La Locomotiva di Guccini piace: “Ma un' altra grande forza spiegava allora le sue ali, parole che dicevano gli uomini son tutti uguali". Con queste parole Guccini dovrebbe votare “B ” al referendum». L’esito del referendum avrà ripercussioni a livello nazionale? In altre parole, lei teme che il caso Bologna possa diventare un cavallo di Troia per spostare il tiro su Roma? «Penso e spero di no. Abbiamo bisogno di lavorare tutti per il Paese e non contro qualcosa. E’ un momento di responsabilità per tutti, ognuno deve fare la sua parte e remare per l ’Italia».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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