Rimborsi elettorali: la guerra trasversale tra "americani" e "statalisti" scoppierà in Parlamento

24 maggio 2013 ore 16:23, Domenico Naso
L’annuncio è arrivato con un tweet del premier Enrico Letta: Il disegno di legge prevederebbe l’abrogazione delle norme sul finanziamento, regole sulla trasparenza dei partiti (un dispetto al Movimento 5 Stelle?) e la semplificazione delle procedure per erogazioni liberali dei privati, “ferma l’esigenza”, si legge nel comunicato di Palazzo Chigi, “di assicurare la tracciabilità e l’identificabilità delle contribuzioni”. I partiti politici potrebbero presto perdere, dunque, le centinaia di milioni di euro di finanziamento pubblico mascherato da rimborsi elettorali. Ma da qualche parte quei soldi dovranno pur rientrare nelle casse voraci dei partiti. Sembra prevalere la linea “americana”, improntata sulle erogazioni liberali e sui finanziamenti privati (seppur controllatissimi e tracciabili), ma per adesso l’accordo in consiglio dei ministri è poco più di una dichiarazione di intenti. Verosimilmente, in Parlamento la faccenda sarà meno semplice del previsto. Soprattutto perché esiste un partito trasversale di statalisti che venderà cara la pelle prima di cedere alla svolta privata voluta dagli “americani”. A favore dell’abolizione, innanzitutto il Movimento 5 Stelle, che sul tema ha fondato gran parte della sua campagna elettorale. Dentro il Pd, è Matteo Renzi a guidare il fronte anti-finanziamento, mentre Pier Luigi Bersani si è più volte dichiarato contrario a una totale abolizione. Così come contrarissimo è sempre stato un bersaniano di ferro come Nico Stumpo. L’ala più di sinistra del Pd teme di lasciare campo libero a chi ha soldi da investire (o da buttare) in politica. Ma i maligni insinuano che senza i finanziamenti pubblici verrebbe giù l’intero sistema Pd, fatto di dirigenti pagati profumatamente e di politici di professione a spese del Nazareno. Contraria all’abolizione anche Sel di Nichi Vendola, che però propone un tetto alle spese elettorali e una revisione dei bilanci, da rendere pubblici ogni anno. Ufficialmente, il Pdl è schierato a favore dell’abolizione dei rimborsi, ma anche dentro il partito di Berlusconi c’è chi la pensa diversamente. La svolta “anti-casta” del Cavaliere era arrivata in campagna elettorale, con l’impegno di tutti i candidati a votare una legge che abolisse i rimborsi. Ma la fronda statalista si è sempre adeguata malvolentieri e in Aula potrebbe far sentire il suo peso (soprattutto se di dovesse votare con scrutinio segreto). La nuova norma che dovrebbe scaturire dal patto in consiglio dei ministro annunciato da Enrico Letta, farà sicuramente contenta Scelta Civica. Mario Monti non ha mai nascosto la sua avversione ai contributi pubblici, guadagnandosi sul campo le stellette di leader degli “americani”. La lotta in Parlamento sarà lunga e mescolerà le carte anche tra i partiti che appoggiano il governo. Ascoltare le richieste a gran voce dell’opinione pubblica indignata dai costi della politica o salvare il Moloch partitocratico che dovrebbe ripensare se stesso se perdesse i soldi dello Stato? Non è un dilemma da poco, per la politica italiana.
autore / Domenico Naso
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