Se Alemanno perde ecco l'exit strategy

24 maggio 2013 ore 16:52, Francesca Siciliano
Se Alemanno perde ecco l'exit strategy
Tra poco più di due settimane sapremo il nome del futuro primo cittadino della Capitale (il ballottaggio è pressoché scontato). Se dovesse spuntarla l'uscente Gianni Alemanno, per il Pd sarebbe una débacle in piena regola, un grande slam di sconfitte che, sostengono alcuni, potrebbe anche dare al partito lo shock necessario a ripartire (sempre che non si sfasci prima prima del Congresso). Ma seppure dovesse tagliare il nastro Ignazio Marino, anche nel Pdl si aprirebbe una falla: la sconfitta di Alemanno potrebbe rappresentare una specie di spartiacque per gli equilibri interni del partito del Cavaliere.
«Se non dovessi ottenere il bis in Campidoglio continuerò a fare il consigliere d'opposizione a Roma», diceva Alemanno solo qualche mese fa, nel periodo in cui stava quasi per fare il salto – con la “sua” Italia Popolare - alla destra di Mario Monti, «ed è proprio per questo – continuava - che non ho accettato un seggio sicuro alla Camera o al Senato». Ad oggi, però, le cose potrebbero essere un pochino diverse. Tanto per cominciare il progetto di Italia Popolare, inaugurata parallelamente ai Fratelli d'Italia in una domenica di dicembre – al contrario del partito della Meloni, non esiste più. Inoltre si è acuita (seppur non alla luce del sole) la guerra fredda tra l'uomo di Arcore e il sindaco di Roma. Che Berlusconi non gradisse la “riproposizione” di Alemanno, in quanto ultimo discendente del fu partito di Fini, s'era capito già da un po'. Che Alemanno non gradisca la leadership assoluta e indiscutibile (vedi la questione primarie) di Berlusconi è abbastanza chiaro. Per questa campagna elettorale hanno deciso di fare entrambi buon viso a cattivo gioco: l'uno perché senza un partito forte come il Pdl alle spalle non avrebbe potuto riconquistare Roma, l'altro perché qualsiasi altro candidato non avrebbe potuto tentare il “colpaccio” di riportare la Capitale a destra se non il sindaco uscente. Dunque, un do ut des in piena regola. Ma riprendiamo il filo da dove l'abbiamo interrotto: cosa farebbe Alemanno se si rendesse conto a urne chiuse che il Pdl non l'abbia sostenuto “per davvero”? Se si rendesse conto che, calcolatrice alla mano, i voti dati per “certi” in realtà non lo erano così tanto? L'exit strategy del forse futuro ex sindaco di Roma, potrebbe essere già pronta. Avete presente l'idea della nuova Alleanza Nazionale che alcuni ex An (Francesco Storace, Roberto Menia, Domenico Nania, Adolfo Urso) stanno riportando alla luce? Bene, quella. Sì, perché qualora Alemanno dovesse perdere (e pure in malo modo) le elezioni amministrative, la sua permanenza nel partito di Berlusconi comincerebbe a vacillare. Anzi: come sostengono gli spifferi di IntelligoNews, la sua fuoriuscita potrebbe avvenire già all'indomani del voto. Destinazione: la leadership di questo nuovo contenitore politico di destra; quello che, partendo dal bacino dei Fratelli d'Italia, da La Destra, da alcuni pezzi di Fli e del Pdl, potrebbe vedere in Gianni Alemanno il leader ideale. Da esponente della destra sociale Alemanno nel corso degli ultimi anni (grazie anche al mandato istituzionale che ha ottenuto guidando la Capitale) ha avuto modo di avvicinarsi alle realtà politiche non solo prettamente “di destra”. Ha intessuto buoni rapporti con la Cisl e con i sindacati; con le istituzioni cattoliche e con il mondo delle imprese. Un bacino di “contatti” che, sia dovesse decidere di puntare all'Europa (le elezioni per il rinnovo dei seggi di Bruxelles saranno nel 2014, praticamente dietro l'angolo) sia che volesse battezzare un nuovo partito alla destra del Pdl, raccogliendo tutte le diverse anime della destra, potrebbe essere indispensabile. Un ritorno ad Itaca in piena regola. O forse no; come ebbe modo di dire lui stesso: «Al ritorno di Ulisse ad Itaca io preferisco Enea, che crea la città nuova: non scappa da quella che brucia».    
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