Pmi Eurozona ai minimi: rigore-stagnazione binomio del secolo?

24 maggio 2016 ore 8:42, Luca Lippi
È successo già a ottobre dello scorso anno e si replica anche a maggio 2016, questo significa molto più di quello che esprime il dato puro e crudo, significa che in 7 mesi di politiche economiche di rigore l’Europa non riesce a uscire dalla stagnazione.
Abbiamo detto Europa, e non Italia, questo significa due cose, la prima che l’Italia non soffre per inettitudine ma per congiuntura, la seconda cosa che probabilmente la strategia dell’Eurozona è sbagliata (oppure che è semplicemente sbandierata ma nei fatti non è stato fatto niente!).
La crescita del settore privato nella zona euro ha rallentato a maggio, l'ultima di una serie di segnali che la forte accelerazione vista nel primo trimestre potrebbe essere stata solo temporanea. 
L'indice Pmi flash composito di Markit, che comprende l'attività dei servizi e di quella manifatturiera, è sceso di poco a 52,9 da 53 di aprile, ai minimi dall'inizio del 2015. Gli economisti si aspettavano un miglioramento a 53,2.

Pmi Eurozona ai minimi: rigore-stagnazione binomio del secolo?
l'indice generale resta sopra la soglia di 50, che separa la crescita dalla contrazione, l'indice che misura i prezzi resta sotto a 49, ma comunque in crescita rispetto al 48,3 del mese scorso e il Pmi manifatturiero è sceso a 51,5 da 51,7, mancando la previsioni degli economisti a 51,9. 
Chris Williamson, capo economista di Markit dice: "L'ulteriore deludente Pmi dell'Eurozona continua a dar prova di quanto la forte crescita economica del primo trimestre fosse solo temporanea. L'indice sta segnalando un'espansione fiacca del pil del secondo trimestre dello 0,3% soltanto". La constatazione dell’esperto di Markit è la conferma ovvia a quanto si dice da mesi. Gli indici che generalmente anticipano le tendenze suggeriscono inoltre che "probabilmente l'anno prossimo la crescita, piuttosto che salire, s'indebolirà ulteriormente. I nuovi ordini ricevuti sono aumentati al tasso più debole da quasi un anno e mezzo. Inoltre il livello di ottimismo delle aziende sull'attività futura è sprofondato al livello più basso da luglio 2015", emerge un'immagine dell'Eurozona "bloccata in una fase di bassa crescita e che riesce a raggiungere a malapena crescite modeste della produzione e dei livelli occupazionali nonostante i vari stimoli da parte della Bce, i tassi di cambio competitivi e la contrazione dei prezzi dei beni per la casa".
A seguire dobbiamo aspettarci un dato disarmante riguardo la fiducia dei consumatori, e siccome anticipiamo regolarmente le previsioni possiamo dare già per certo questo dato come negativo, e pur disaggregandolo, sarà foriero di non buone previsione su altri dati macro. Le aziende che vedono sprofondare le aspettative del futuro come primo provvedimento adotteranno licenziamenti e cancellazione di progetti di sviluppo, oltre che investimenti. La conseguenza sarà una ulteriore contrazione della base imponibile fiscalmente, con danni notevoli sulle entrate del Tesoro e quindi ulteriore inasprimento della pressione fiscale.
Non sono allineati la Germania e la Francia che invece vedono crescere, anche se a grandezze esiziali, l’indice Pmi, ovviamente tutto non sufficiente per trainare l’Eurozone verso un’uscita dalla stagnazione. Ora quello che diventa veramente importante per riavviare una decisa inversione di tendenza è quella di abbandonare ogni riferimento al Pil e creare deficit allo scopo di rilanciare con decisione la crescita, la deflazione è un mostro che non concede distrazioni e neanche perdite di tempo, l’Europa non può permettersi altre dilazioni, a meno che non sia già pronta una strategia di “eurexit” e allora tutto cambia e trova anche logica.

autore / Luca Lippi
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