Olio di palma: fa male? Efsa e industria dolciaria si dividono

24 maggio 2016 ore 11:24, Adriano Scianca
Si torna a discutere di olio di palma. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha parlato di tossicità e cancerogenità di alcuni contaminanti presenti nella sostanza e in altri oli vegetali e margarine. Nell'olio di palma sono state ritrovate le concentrazioni più alte, in particolar modo di 3-Mcpd, una sostanza nefrotossica (dannosa per i reni). L'olio di semi misto, quello girasole e quello di mais invece contengono concentrazioni più basse. Secondo i dati Istat, in Italia il consumo di olio di palma nell'ultimo quinquennio è quadruplicato. Le importazioni sono passate da 274 mila tonnellate del 2011 a 821 mila tonnellate del 2015. L’industria alimentare italiana è affezionata al palma perché da un punto di vista chimico è simile al burro e soprattutto perché costa poco rispetto ad altri oli vegetali più nobili e nutrizionalmente equilibrati. 

Olio di palma: fa male? Efsa e industria dolciaria si dividono
Mario Piccialuti
, direttore dell’Aidepi (l’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane) ha però precisato, in un'intervista a Avvenire: “È bene precisare che l’Efsa non ha dichiarato che gli oli vegetali, tra cui l’olio di palma, in sé siano cancerogeni o tossici, bensì che in alcuni procedimenti di lavorazione o raffinazione in cui si arriva ad alte temperature (oltre 200° C) si possono sviluppare dei contaminanti di processo che possono essere nocivi per la salute. Per quanto riguarda le aziende italiane, molte non utilizzano l’olio raffinato ad alte temperature, mentre molte altre utilizzano altri tipi di grassi diversi dal palma”. E ancora, ha aggiunto: “Se in tre anni questi pronunciamenti dell’Efsa non hanno mai avuto una conseguenza dal punto di vista legislativo, significa solo una cosa: che non ci sono concreti riscontri per procedere in questo senso”. Il direttore dell’Aidepi spiega anche che “il parere rilasciato dall’Efsa non dà indicazione ai consumatori di modificare le loro abitudini alimentari, né alle aziende di utilizzare un olio vegetale piuttosto che un altro”. 

L’Istituto superiore di sanità, tuttavia, ha diramato una nota per commentare queste dichiarazioni, sottolineando che è vero “che l’Efsa non ha fornito indicazioni sui consumi ma è solo perché non rientra nel suo mandato istituzionale. Lo stato delle conoscenze scientifiche illustrato nel parere dell’Efsa sarà invece assunto dalla Commissione Europea alla quale spetterà far scaturire eventuali decisioni normative sul consumo”. L’Iss ricorda inoltre l'importanza “di ridurre il consumo di alimenti maggiormente apportatori di acidi grassi saturi nei quali è incluso l’olio di palma. Tutto questo, inoltre, fa parte di una strategia di comunicazione di raccomandazioni nazionale e internazionale di riduzione del consumo di acidi grassi saturi che l’Istituto ha sempre perseguito a tutela della salute pubblica”.
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