Pensioni, flessibilità in uscita: governo-sindacati tra penalizzazioni o prestito

24 maggio 2016 ore 8:34, Luca Lippi
Seduti al tavolo ministero e parti sociali sulla questione della flessibilità in uscita per i pensionati. In un clima sereno e disteso si confrontano il Ministro Poletti, il sottosegretario alla Presidenza Tommaso Nannicini e i rappresentanti delle maggiori sigle sindacali.
Nel piatto al centro del summit il ministero mette due soluzioni, l’una alternativa all’altra a scelta del pensionato,  quella dell’assegno con penalizzazioni o quella del prestito.
In aggiunta c’è sempre il bonus di 80 euro proposto dal presidente del consiglio che comunque si contrappone all’ultima raccomandazione del Fmi di non compromettere la sostenibilità del sistema pensionistico, ma soprattutto quello dei conti pubblici giacché la flessibilità concessa è solamente a tempo.
Ovviamente al tavolo negoziale si tenderà a far passare la linea della flessibilità in uscita, mentre i sindacati chiedono modifiche sostanziali alla flessibilità come è stata programmata tenendo conto delle tipologie di lavoro e soprattutto rispettando limiti adeguati di età.

Pensioni, flessibilità in uscita: governo-sindacati tra penalizzazioni o prestito

Il governo ha predisposto l’Ape, con l’intenzione di partire, per l’anno prossimo, con le prime classi di età ‘51-’53 con penalizzazioni differenti a seconda che si tratti di un disoccupato o di scegliere di uscire prima dal lavoro, e in questo emerge l’esempio riportato dallo stesso presidente del consiglio, la nonna che decide di restare a casa con il nipotino.
Il Ministro Poletti ammette che : “Non possiamo trattare nella stessa maniera un disoccupato che ha perso il lavoro e un lavoratore che teoricamente potrebbe arrivare alla pensione avendo un suo reddito da lavoro”. Lo stesso premier ha parlato di una penalizzazione che potrebbe variare tra l’1% e il 3% annuo, anche arrivando al 4% per chi ha assegni più elevati. Il tutto in un meccanismo di prestito pensionistico che coinvolgerebbe governo, Inps, banche e assicurazioni. Questo schema, però, come accennato, potrebbe diventare meno oneroso se la penalizzazione non venisse sommata alle rate di rimborso del prestito stesso: è la possibilità che emerge dalle ultime indiscrezioni. Anche se proprio il vice-ministro dell’Economia, Enrico Morando, insiste: "Non abbiamo risorse enormi per la flessibilità". 
I leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Anna Maria Furlan e Carmelo Barbagallo, da parte loro, fanno sapere di aspettarsi “la disponibilità a discutere della nostra piattaforma”.
La piattaforma di cui parlano le parti sociali è quella che prevede una revisione della riforma Fornero, chiedono di distinguere tra i diversi lavori, di riconoscere la flessibilità a partire dall’età minima di 62 anni per tutti e, accanto, di prevedere la pensione anticipata con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica, senza penalizzazioni. In sostanza, i temi non sono limitati alla flessibilità in uscita, in questo i sindacati sono piuttosto rigidi, tocca ora al Ministro Poletti coordinare il lavoro negoziale per non essere trascinato in uno sconvolgimento dell’impianto dell’Ape.
Oltretutto, rimane la determinazione di Renzi  di estendere il bonus di 80 euro ai pensionati mentre Poletti e Nannicini cercano di recuperare risorse per la decontribuzione per il 2017 e progettare una proroga, anche se rivista e ricorretta, degli sgravi esistenti o con il taglio strutturale del cuneo fiscale e contributivo sulle nuove assunzioni stabili.  
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]