Silvio perde nel Palazzo e mobilita la piazza. Ecco le ragioni di chi c'era

24 marzo 2013 ore 12:01, Francesca Siciliano
Silvio perde nel Palazzo e mobilita la piazza. Ecco le ragioni di chi c'era
Dal palco di Piazza del Popolo, qualche minuto dopo le 16.00, Silvio Berlusconi battezza il Pdl “di lotta” e apre ufficiosamente la campagna elettorale: «Questa volta vinceremo alla grande». Doveva essere una manifestazione low profile, quella di oggi, organizzata in primis «per rispondere alle aggressioni di tutti i tipi, anche quelle verbali, da parte della sinistra» sostiene Roberto Angelini, consigliere capitolino nella giunta Alemanno. Invece il Cavaliere, all'indomani del mandato esplorativo affidato a Bersani, dal palco si scaglia contro il Pd, accusandolo di voler mettere in atto un "golpe" in piena regola per accaparrarsi tutte le cariche istituzionali, Colle compreso. Avverte Bersani, gli lancia un aut aut: governo forte con il Pdl. «Non ci sono alternative, nessun piano B» altrimenti «l'unica strada possibile è il ritorno alle urne, subito» urla il Cav. E ne sono convinti tutti, dalla base ai big del partito: «Larghe Intese unica via», tuona perentoria Renata Polverini intercettata da IntelligoNews a margine della manifestazione. E dello stesso parere anche Mariastella Gelmini che si ferma per rispondere alle nostre domande. Incarico a Bersani, ma oggi tutti in piazza con Berlusconi? «Sì tutti in piazza con Berlusconi perché Bersani evidentemente non accetta il dialogo con il Pdl, facendo correre gravi rischi al Paese». «Bersani non ha i numeri – continua l'ex ministro dell'Istruzione -  e il Pd ha bisogno di noi per dare un governo all'Italia. Veniamo in piazza per manifestare il nostro amore per il paese: è il momento della responsabilità, non quello delle invettive. È il momento anche di collaborare con la sinistra, se serve» aggiunge. E anche per Stefano Caldoro, governatore della Campania, è arrivata l'ora delle decisioni irrevocabili: «Le nostre scelte sono chiare: senso di responsabilità da parte del Pd e disponibilità da parte nostra a collaborare. Oppure ritorno al voto. Ma ci conviene?» chiede di rimando. E se lo chiede anche Catia Polidori, parlamentare azzurra: «Ce lo possiamo permettere? Io da economista dico proprio di no. Affonderemmo!», aggiunge in tono grave. E intanto Berlusconi incalza: se Bersani dovesse proseguire nel «tentativo assurdo di un governo di minoranza, sappia che faremo opposizione durissima, senza sconti». E al contempo lancia un messaggio chiarissimo: «Sono pronto a battermi di nuovo, l'unico in grado di farlo sono io. Se Bersani vuole 'trattare' deve farlo con me». Non c'è Alfano che tenga a quanto pare, né possibilità di cedere il passo ad altri. E lo dimostra anche visivamente: irrompe sul palco da solo e per oltre un'ora di comizio nessuno gli si affianca, nessun esponente del partito, nessun dirigente. «Siamo qui per testimoniare, a differenza di quello che sostiene la sinistra, che siamo vivi e che vogliamo portare avanti le nostre battagli e le nostre idee», chiarisce Nunzia De Girolamo che liquida velocemente il suo interlocutore telefonico per rispondere alle nostre domande. Gli 'avversari' dunque non si facciano illusioni. I bersagli del Cavaliere, nel proseguio del discorso, sono tanti: da Bersani che «sperava di smacchiare il giaguaro» a Fini che «in fondo non se la passerà male a Montecarlo». Passando per Di Pietro: «Braccia rubate all'agricoltura» incalza sardonico infiammando la piazza. La base è con lui. Forse non come in quello storico 2 dicembre, o come in piazza San Giovanni. Ma c'è. Insieme alle bandiere del Pdl ne sventolano tante altre di Forza Italia. C'è qualche nostalgico o gli spifferi che in settimana davano per scontato un ritorno al vecchio partito del Cav. sono fondati? Lo chiediamo al senatore Francesco Aracri: «Colore e folklore, ma non credo sia in previsione un ritorno a Forza Italia: cerchiamo di ristrutturare il Pdl, un grande partito di centrodestra che riscuote ancora milioni di consensi. Concentriamoci su quello». Dello stesso avviso anche la Polidori. «Nostalgia? Non ne vedo. Al contrario c'è tanta voglia di futuro. Questa manifestazione ha ridato a tutti la carica», dice entusiasta. Esattamente come la senatrice Paola Pelino: «Berlusconi è l'unico vero uomo che rappresenta la libertà degli italiani». Bersani, probabilmente, non cederà alle avances degli azzurri. Almeno non fino a quando Berlusconi terrà in mano lo scettro del Pdl. In cuor suo l'apparato Pdl già lo sa. Ed è per questo che già si sente in campagna elettorale, pronto a ripartire lancia in resta per un ritorno alle urne. «Per stile, avendo avuto come maestro Berlusconi, sono sempre in campagna elettorale – dice sorridendo la De Girolamo -  quando si vive il territorio come da sempre faccio io, o si vince o si perde: l'attivismo in politica paga sempre». Responsabilità. È questo il leitmotiv di un sabato romano di inizio primavera. Tutti pronti. Se per governare o per tornare alle urne ancora non si sa. Ma in fin dei conti, come dice Caldoro: «È questo il bello della democrazia, no?».          
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