Francia, Crosetto (FdI-An): “Sono i popoli che decidono la loro salvezza. Noi più di Salvini con Marine..."

24 marzo 2014 ore 15:26, Lucia Bigozzi
Francia, Crosetto (FdI-An): “Sono i popoli che decidono la loro salvezza. Noi più di Salvini con Marine...'
“La Le Pen, a differenza della Lega, non farebbe mai la battaglia per l’indipendenza della Borgogna”. Guido Crosetto, coordinatore di FdI-An ci tiene a distinguere i valori della Destra italiana più vicina al Fronte Nazionale delle “strane” convergenze che Borghezio&C rivendicano con la Le Pen. A Intelligonews rivela un incontro imminente del suo partito con la leader francese…
Come commenta l’affermazione del partito di Marine Le Pen? E’ un segnale politico all’Europa o alla Francia? Che segnale è per l’Europa? «È un segnale politico all’Europa e anche alla Francia. E’ un segnale politico dell’insofferenza di paesi civili nei confronti di politiche europee che soprattutto nella parte finanziaria, non comprendono e dalle quali non si sentono tutelati. E’ una riaffermazione dell’importanza di sentirsi francesi prima ancora che europei perché sentono che l’Europa li sta uccidendo». E’ così anche in casa nostra? «Assolutamente sì. L’Europa non esiste quando si parla di politica estera; quando si parla di lavoro, di fisco. Esiste per dire quanto deve essere il diametro delle carote, ma dietro al diametro delle carote si nascondono quasi sempre interessi. Fissare cose che sembrano banali, normalmente avvantaggia alcuni e svantaggia altri. L’Europa da un lato è un luogo dove le lobby più potenti del continente e del mondo si incontrano per costruire normative a loro vantaggio; dall’altro è un luogo in cui attraverso la moneta persone non elette si sono messe al di sopra degli Stati nazionali, oltretutto tradendo i trattati europei, basta vedere il fiscal compact». La Le Pen sostiene che non c’è più distinzione tra destra e sinistra ma tra “alto” e “basso”. Condivide? «In realtà le categorie stanno scomparendo. Da una parte c’è un uniformismo che lega Ppe e Pse alla tutela di alcuni poteri degli “alti” per dirla con la Le Pen: dall’altra c’è il mondo delle persone normali nelle quali metto anche i commercianti e i piccoli e medi imprenditori, per i quali la delocalizzazione non esiste; sono quelli che hanno resistito in Italia malgrado tutto». Se condivide, in che modo FdI intende affermare questo concetto? «Noi ne stiamo rivendicando le idee più che l’affermazione. Mi pare che ci sia una quasi accettazione da parte della sinistra e del centro – Pse e Ppe – di un modello di sviluppo che metta chi lavora e produce a confronto e in concorrenza con cinesi e indiani. E l’unico modo per uscire dalla crisi sembra essere quello di avere una classe sociale sempre più povera in modo tale che ci sia una classe sociale sempre più ricca. Se noi pretendiamo di sfidare indiani e cinesi abbiamo già perso in partenza». Qual è la exit strategy? «Rivendichiamo un modello diverso che c’è stato in Italia dal dopoguerra ad oggi nel quale vanno tutelati i grandi marchi italiani che hanno la possibilità di penetrare i mercati esteri ma al tempo stesso hanno la loro forza e flessibilità nel sistema delle piccole e piccolissime imprese italiane. Va riaffermato questo modello e rifiutato quello della concorrenza con Cina e India. La guerra coi “poteri forti” o la finanza, per me non è una guerra ideologica ma significa decidere da che parte stare. Significa non accettare che sia Draghi a salvare l’Italia come è successo con lo spread, non certo per intervento di Monti o Letta, ma che siano i popoli a determinare la lorio salvezza. Se al posto di Draghi ci fosse stato un tedesco…». In Italia però lo schema resta quello dell’Italicum. Come la mettete? «È un sistema elettorale pensato per sclerotizzare la politica; fatto su misura per fotografare la situazione di adesso e renderla immutabile per i prossimi vent’anni impedendo di cantare fuori dal coro a qualcuno che non sia Grillo. Grillo in qualche modo è il meno antieuropeista; sull’euro è timido, dice solo faremo un referendum mentre è la politica che deve indicare la via». La Lega ha fatto un patto con la Le Pen. Temete di essere scavalcati a destra da Salvini? «No. La nostra posizione sull’Europa o su alcuni temi che condivido con la Le Pen, ce l’abbiamo a prescindere dalla campagna elettorale. Io in parlamento sul fiscal compact ho votato contro. Comunque incontreremo la Le Pen nelle prossime settimane, come pure con Farange, i liberali inglesi e tutte le forze politiche che legittimamente sono contrarie a questa costruzione dell’Europa». Sì, ma Salvini rispetto alla Meloni si è portato già avanti. «Il presupposto della Le Pen è la riscoperta dello Stato e non la sua suddivisione. Per questo esiste più assonanza nel nostro pensiero rispetto a quello della Lega. La Le Pen non viene votata solo per l’’Europa ma per la visione complessiva dello Stato. La Lega, invece, ancora fa finta di non vedere la parte della Le Pen sulla necessità di uno Stato forte. La Le Pen non farebbe mai la battaglia per l’indipendenza della Borgogna». Spagna: gli Indignados tornano in piazza contro l’Europa o Rajoy? Non c’è stata grancassa mediatica, perché? «I nostri media hanno censurato deliberatamente quello che succede in Spagna, in Portogallo e in Grecia. C’è ancora chi dice che la Troika ha salvato la Grecia; probabilmente ha salvato l’integrità fisica perché così possono andarci i tedeschi, ma non il popolo greco. In Spagna parliamo di un movimento di piazza in un paese che decide di non rispettare alcuni dei parametri europei come quello del 3 per cento e quasi lo raddoppia». Secondo lei dovrebbe accadere altrettanto anche in Italia? «Nessuno può essere contento delle proteste di piazza; certo che l’atteggiamento del governo Renzi, al di là delle parole dette alla Camera, è identico a quello di Monti e Letta. Renzi diversifica il modo di comunicare a seconda dell’interlocutore che ha davanti ma dice le stesse cose: alla Merkel ha detto che gli va bene il fiscal compact e la linea assunta finora. Sono il primo a dire che indipendentemente dalle scelte sull’euro dobbiamo fare le nostre riforme, ma non dobbiamo farle solo per l’euro». Guido Crosetto di candida alle europee o alla presidenza della Regione Piemonte? «Non abbiamo ancora deciso nulla. C’è la vicenda del Piemonte per la quale speriamo in un ravvedimento di Fi e nella possibilità di correre insieme come centrodestra. Noi abbiamo proposto le primarie per il candidato presidente e se vincesse un candidato diverso da me sarebbe il mio candidato presidente. La sensazione in Fi, è che Berlusconi sia disponibile ma c’è un certo suo entourage che sta cercando di convincerlo del contrario».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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