Tassa che ti ritassa, i nostri risparmi la stanno pagando cara

24 marzo 2015, Luca Lippi
Tassa che ti ritassa, i nostri risparmi la stanno pagando cara
Le tasse in generale sono aumentate e questo è un dato di fatto, ampliando la visione della catastrofe: vi basti pensare che negli ultimi 35 anni la pressione fiscale è aumentata del 44% con una drastica riduzione dei servizi da parte dello Stato che questi servizi li finanzia in parte con il prelievo fiscale. Le conclusioni potrete giudicarle da soli.

All’incedere continuo del prelievo infruttuoso sui redditi degli individui c’è stato un cambiamento sostanziale. Mentre per anni il settore più tassato è stato il lavoro, l’attenzione del legislatore si è spostata sui risparmi, un accanimento senza precedenti.
Analizziamo i dati elaborati da “Impresa Lavoro” che sono piuttosto indicativi di una vera e propria “crociata” da parte del governo sull’unica fonte che fino a ieri ha sostenuto le sorti dell’economia italiana.

Dal gennaio 2012 al 30 giugno 2014 le rendite finanziarie passano dall’orinario 12,5% al 20%. L’aliquota attuale è il 26%. Diverso trattamento è stato riservato ai fondi pensioni che hanno dovuto subire un aumento meno invasivo passando dall’11% (fino al 30 giugno 2014) all’11,5%.

Riguardo ai fondi comuni d’investimento e le polizze vita, la tassazione fino al 31 dicembre 2011 era unica al 12%. La modifica ha riguardato la tassazione di questi prodotti finanziari sulla base dei titoli finanziari sottostanti per scaglioni e quindi va dal 12,5% al 26%.

Un “contentino” è stato offerto ai titolari di conto corrente di corrispondenza (più per evitare la remota probabilità che la gente portasse sotto il materasso i risparmi provocando un danno alle già “traballanti” banche) che hanno corrisposto al fisco il 27% fino a tutto il 2011. Tale aliquota è stata diminuita al 20% fino a giugno 2014 per poi essere riportata 26% dal primo luglio. Godono del favore del fisco anche i titoli di Stato che non subiscono alcuna variazione rimanendo al 12,5%.

Non a caso, ed è un colpo scientifico, la maggior parte del risparmio degli italiani negli ultimi tempi è concentrato su azioni, obbligazioni, fondi comuni e polizze vita, tutti prodotti che hanno subito l’aumento maggiore del prelievo fiscale dietro la bandiera di far pagare la crisi alla “finanza”. Il fatto che i risparmiatori non rappresentino per niente “la finanza” è un dato di fatto, tant’è che le conseguenze di questo iniquo provvedimento hanno colpito sì i grandi speculatori che non hanno fatto in tempo a dirottare i propri affari in località fiscalmente più indulgenti, ma soprattutto ha colpito al cuore milioni di piccoli risparmiatori che grazie all’azione mirata delle banche hanno dirottato l’attenzione dei propri clienti su obbligazioni e azioni.

Il governo avrà anche elevato la tassazione con lo scopo di sollevare dal peso della crisi i titoli di Stato, ma ha superficialmente “ignorato” che tassando le rendite finanziarie ha colpito le aziende partecipate dallo Stato stesso, non meno importanti per gli interessi del Paese, dei titoli di Stato. E’ sfuggito al legislatore che prima di intervenire sul settore finanziario avrebbe dovuto controllare di non procurare nocumento all’ambito economico e produttivo. Ci sarebbe bisogno di maggiore attenzione da parte della politica almeno nella scelta dei consulenti.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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