Renzi alla lavagna risponde su #dittature democratiche, #vacanze e #corruzione

24 marzo 2015, intelligo
di Gianfranco Librandi
Renzi alla lavagna risponde su #dittature democratiche, #vacanze e #corruzione
Gli studenti della Luiss sono la platea davanti alla quale Matteo Renzi dice: vado avanti, non sono un dittatore. Difesa dell’azione di governo nei giorni tribolati della tempesta sul “Sistema Corruzione”.

NUMERI E REPRIMENDE. Il suo è il ventottesimo governo su 63 che lo hanno preceduto per durata. Primato che il premier rivendica per dire come e quanto le riforme istituzionali avviate, siano la chiave per modernizzare il Paese. Primato che per non scostarsi dal lessico renziano spesso mutuato da quello calcistico, il presidente del Consiglio ‘promuove’ nella Europa League degli esecutivi più longevi. Se la comunicazione è il piatto forte da servire ogni giorni ai commensali seduti al desco, Renzi ammette che il governo non “sia stato bravo a comunicare quel che ha fatto”. Ma anche qui, rovescia la prospettiva e l’accusa affermando di non aver comunicato “tutto il ben fatto”.  

ITALICUM E GUFI. La legge elettorale, da maggio in Parlamento, sta diventando sempre più il redde rationem per la maggioranza. Lo è nelle file del Pd dove le minoranze che provano a diventare un unico blocco di opposizione (D’Alema all’Acquario docet) minacciano di non votare il testo, ma anche per gli alleati di governo o parte di essi (De Girolamo in testa) che dopo l’addio di Lupi alle Infrastrutture vorrebbero riaprire il dossier sul sistema di voto tornando allo schema delle coalizioni. Per non parlare di Fi nella nuova versione ‘opposizione dura e pura’ e il resto delle minoranze parlamentari, da Sel ai grillini. Renzi è categorico quando dice che “chi parla di deriva autoritaria” sono “taluni professori un po' stanchi” che rivolgono questa accusa “alla loro pigrizia. Io trovo avvilente non si ricordi una cosa banale: in un sistema democratico chi è legittimato a decidere o lo fa o consegna il Paese alla paura. Questa non si chiama dittatura ma democrazia, altrimenti siamo al tradimento della democrazia. Credo che sia traditore di fiducia chi passa il tempo a vivacchiare piuttosto che a prendere decisioni chiave”. 

Il numero che cita serve a consolidare il concetto: 63 governi in 70 anni dicono che “c’è qualcosa che non torna”. Poi la sfida a tuot le monde: “Faccio una scommessa: se ci rivediamo tra cinque anni vedrete che la legge elettorale sarà copiata da mezza Europa”.

DOSSIER CORRUZIONE. “Chi sciupa la parola 'politica' rubando, chi spreca denaro e ricorre alla corruzione, noi li mandiamo a casa” afferma Renzi ma “quando dico che un sottosegretario indagato non si deve dimettere, e perdo voti per questo, sto difendendo il principio di Montesquieu”. Garantista quando dice che “se consentiamo di stabilire un nesso tra avviso di garanzia e dimissioni stai dando per buono il principio per cui qualsiasi giudice può, non emettere una sentenza che sarebbe anche comprensibile, ma iniziare un'indagine e decidere sul potere esecutivo”. 

Ma il caso politico con annesse polemiche non è certo chiuso. Per ora Renzi si prende l’interim e fa capire che lavorerà per cambiare passo anche nelle stanze di Porta Pia. Gli spifferi di Intelligonews segnalano la possibilità, ritenuta verosimile, di un trasloco della Struttura tecnica di missione dalle Infrastrutture a Palazzo Chigi. Agli studenti della Luiss riserva il suo j’accuse ai burocrati rivendicando la centralità della politica: “Siamo un Paese in cui i ministri cambiano di anno in anno e i tecnici restano per sempre. Spesso chi comanda è il tecnico perchè ha le informazioni chiuse nel cassetto. Il capo del gabinetto padrone dell’informazione, può orientare la decisione”.



autore / intelligo
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