Vacanze, Russo (Pd): “In Poletti verità e luoghi comuni. Scuola non è baby-sitter temporanea"

24 marzo 2015, Lucia Bigozzi
Vacanze, Russo (Pd): “In Poletti verità e luoghi comuni. Scuola non è baby-sitter temporanea'
“La scuola non può essere una baby-sitter temporanea. Nelle parole di Poletti ci sono cose vere ma anche luoghi comuni”. Il senatore dem Francesco Russo è uno degli “addetti al ramo”: insegna Politiche e Storia della formazione all’università di Udine. Nella conversazione con Intelligonews mette in controluce le affermazioni del ministro. 

Da addetto ai lavori come valuta l’uscita di Poletti? Non le sembra un’invasione di campo nel campo del ministro Giannini?

«Da studioso di sistemi scolastici ogni volta che si accendono i riflettori sulla scuola, mi fa piacere indipendentemente da chi lo fa in quel momento. Nello specifico mi pare ci siano delle dichiarazioni, poi giornalisticamente semplificate, del ministro Poletti rispetto alle quali alcuni cose sono certamente vere, altre rientrano di più nella categoria dei luoghi comuni»

Partiamo dalle cose vere. Quali sono?

«Sicuramente l’estate è un tema che interpella ormai da molti anni gli studenti, soprattutto le loro famiglie e anche la parte più intelligente degli operatori scolastici che lamentano non da oggi il fatto che è uno spreco che la scuola, intendo gli edifici, le strutture scolastiche che all’estero sono molto più valorizzate dalle loro comunità nell’orario e nei mesi extra-scolastici, rimangano sostanzialmente inutilizzate. Così come è vero che per molti giovani l’estate è un tempo non solo di creativa nullafacenza ma è anche un periodo che potrebbe essere riempito. Va però sottolineato che per alcuni questo tempo è ricco di esperienze interessanti, ma non lo è per gli altri che non possono permetterselo: tutto ciò va contro una logica di pari opprtunità che mi è comunque cara»

E i luoghi comuni?

«Sono legati al fatto che gli insegnanti non lavorino per tre mesi e sappiamo tutti che non è vero in questi termini; che basta un lavoretto pur che sia a nobilitare l’ozio estivo; che all’estero è diverso quando invece lo è in parte semplicemente anche per ragioni atmosferiche: la Germania o i Paesi nordici non sono l’Italia e pensare di stare a scuola nel nostro Paese a luglio senza aria condizionata è praticamente impossibile. Io però prendo la parte buona della provocazione del ministro Poletti e provo a rilanciare nell’ottica di un’estate in cui, magari attraverso l’autonomia data alle Regioni e ai singoli istituti scolastici, si possa articolare in maniera diversa il tempo della vacanza e quello dell’attività scolastica ma tutto deve stare dentro un’idea di tempo-scuola che preveda attività di anche di tipo professionale».

Fuori gli esempi perché si parla di formazione ma non si capisce quale, come e con chi.

«Penso a periodi di stage nelle imprese, visite educative nel settore delle attività produttive, ma anche esperienze di piccole attività manuali per allargare il patrimonio conoscitivo dei nostri giovani le cui competenze di base sono di tipo intellettualistico. Però mi piacerebbe che tutto questo rientrasse in un progetto formativo coordinato dalla scuola, dentro un’idea di estate in cui il viaggio all’estero per approfondire una lingua straniera o una sorta di servizio civile al proprio territorio, non siano attività casuali; non siano tanto per citare le parole del ministro, le cassette da scaricare al mercato che pure è un’attività che ogni giovane dovrebbe provare almeno una volta nella vita. Spero che la provocazione positiva del ministro sia ripresa nel progetto della ‘Buona Scuola’».

Sì ma tutto questo ha un costo. Dove stanno i soldi?

«E’ chiaro che fare un mese di attività in più, magari stage di lavoro a qualunque titolo ma coordinate dalla scuola e inserito in un progetto formativo, presuppone un impegno maggiore da parte degli insegnanti e del personale degli istituti (dagli orari ai servizi) ha un costo. Noi stiamo ridisegnando un’idea di scuola in cui finalmente il Paese e la politica si stanno dicendo che si compete con i Paesi più avanzati solo offrendo più formazione e di maggiore qualità relativamente alla scuola e all’università. Ciò presuppone un maggiore impegno finanziario o almeno una razionalizzazione che permette di investire di più e meglio sulla qualità della scuola e del tempo scolastico. Non vorrei che tutta la discussione si risolvesse in una boutade per cui dobbiamo trovare paternalisticamente il modo di riempire il tempo dei nostri giovani e chiediamo alla scuola di fare la baby-sitter temporanea».

Riposarsi stanca?

«No. Ci sono biblioteche intere che lo spiegano. Poi il buon senso di ciascuno di noi sa che il tempo estivo specie per i nostri figli dopo un inverno di impegni programmati e costanti, è quello della libertà dei pomeriggi davanti a un libro o all’aria aperta; del tempo con i propri coetanei; tutte cose che hanno una valenza pedagogica in sé. Tuttavia va anche detto che a volte diventa anche un abbandono. La cosa che mi sta a cuore è garantire il più possibile opportunità ai giovani. Chi ha alle spalle una famiglia che può offrire attività e occasioni interessanti, è agevolato. Non è così per chi non se lo può permettere. Quindi vanno garantite opportunità quanto più possibile comparabili»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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