L’Isis piccona le statue per cancellare il Cristianesimo dal Medio Oriente

24 marzo 2015, Americo Mascarucci
L’Isis piccona le statue per cancellare il Cristianesimo dal Medio Oriente
Ci sentiamo tutti legittimamente indignati per le offese al patrimonio culturale arrecate dai fanatici dell’Isis. Restiamo sconcertati nel vedere la furia iconoclasta dei miliziani mentre devastano siti archeologici, distruggono statue, fanno a pezzi monumenti millenari. 

Un monastero bizantino fatto saltare in aria, un intero museo saccheggiato, statue di divinità del periodo assiro babilonese abbattute perché considerate offensive nei confronti di Allah. Ma che c’entra la cultura in tutto questo? La cultura è la memoria dei popoli, è la storia dell’umanità.

L’Isis oltre a cancellare le identità dei popoli punta anche a cancellare la memoria storica, affinché non resti traccia del passato e soprattutto di ciò che i popoli antichi, non musulmani, hanno realizzato. 

L’Isis sa perfettamente quanto la cultura possa essere pericolosa per tenere uniti i popoli alle loro tradizioni. Distruggere la presenza cristiana in Siria e in Iraq non è sufficiente, devono essere distrutte anche le testimonianze del cristianesimo in quei luoghi per dimostrare che lì, dove l’Isis governa, Cristo non c’è mai stato. 

Le avvisaglie c’erano state già all’indomani della caduta di Saddam Hussein grazie all’intervento militare americano. I fondamentalisti approfittarono del caos generato dalla fine del regime per prendere d’assalto il museo archeologico di Bagdad e depredarlo. Quello fu il primo segnale di allarme, la dimostrazione più evidente di come la fine dei regimi dovesse corrispondere alla morte della cultura. 

E oggi il mondo assiste impassibile al suo funerale, fatto di picconi, trapani elettrici, dinamite e tutto ciò che può tornate utile per abbattere e distruggere. 
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