Acque Pulite, Esclusiva IntelligoNews: il ministro dell'Ambiente Galletti parla degli interventi

24 marzo 2015, Marta Moriconi
Acque Pulite, Esclusiva IntelligoNews: il ministro dell'Ambiente Galletti parla degli interventi
“Raggiungere adeguati livelli di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane per garantire la salubrità delle risorse idriche”, è l’impegno portato avanti dal ministero dell’Ambiente e confermato oggi dal ministro Galletti in occasione degli Stati Generali Acque Pulite, tenutisi stamane presso l’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati. Nel suo intervento al convegno, Gian Luca Galletti ha parlato degli interventi del Governo volti a raggiungere gli obiettivi previsti dall’Ue, tema approfondito anche nell’intervista rilasciata da IntelligoNews. 

Attualmente, in Italia, su una superficie di 3.363.273 ettari serviti dalla rete irrigua, solo 14.258 ettari, meno dello 0,5%, usufruiscono di acque depurate. Ministro come commenta questi dati e cosa sta facendo il governo per la qualità delle acque italiane? 

Disinquinamento e infrastrutture idriche sono misure essenziali per la tutela della qualità e per l’uso efficiente delle acque. E gli Stati Generali Acque Pulite sono un’occasione importante perché riuniscono tutti gli attori del sistema per affrontare un tema vitale per il paese come la gestione e la salubrità delle risorse idriche. Un tema sul quale l’Italia, per diverse ragioni, presenta della criticità, sanzionate anche dall’Unione Europea. Criticità che soprattutto incidono sui servizi erogati ai cittadini e al sistema produttivo. Al riguardo, il 2015 è un anno importantissimo, entro il quale devono essere conseguiti gli obiettivi di qualità di “buono stato” per tutti i corpi idrici superficiali e sotterranei, come fissato dalla Diretta Quadro dell’Unione Europea che impone a tutti gli stati membri di organizzare un adeguato sistema di depurazione. Per quanto riguarda il territorio italiano, l’applicazione della direttiva sta presentando aspetti di particolare complessità, dovuti alla densità abitativa, che è quasi il doppio della media europea, e alla l’eterogeneità dei bacini idrografici, che vanno dal grande bacino del fiume Po’ a bacini idrografici medi, piccoli e piccolissimi, molti dei quali caratterizzati da regimi idrici effimeri”. 

 E il governo come pensa di raggiungere gli obiettivi fissati dalla direttiva? 

“Anzitutto va detto che secondo le stime della Commissione Europea e dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, l’obiettivo del buono stato al 2015 sarà probabilmente raggiunto solo per poco più della metà (53%) delle acque dell’Unione. In Italia numerosi sono gli agglomerati ancora non conformi alle disposizioni della direttiva acque reflue urbane e altrettante sono le procedure di infrazione avviate dagli organismi comunitari. Per chiudere il contenzioso comunitario, il CIPE nel 2012 ha assegnato oltre un miliardo e 700 milioni di euro per finanziare 182 interventi prioritari inseriti in specifici Accordi di Programma Quadro sottoscritti nel 2013 tra il ministero dell’Ambiente, il Ministero dello sviluppo economico e le Regioni meridionali. Dei 182 interventi il 79% riguarda adeguamenti di depuratori o fognature esistenti, il 15% sono nuovi depuratori o nuove fognature, il restante 6% è costituito da una combinazione di adeguamenti e nuovi depuratori e fognature. Il ministero dell’Ambiente, avvalendosi di apposita unità tecnica specialistica, ad oggi ha esaminato e verificato 139 progetti pari all’ 80% del totale degli interventi e per un valore complessivo di 1.535 milioni di euro. Inoltre da novembre 2013 sono stati attivati quattro tavoli tecnici per la ridefinizione degli interventi progettuali e per il rafforzamento delle attività di coordinamento a livello locale”. 

Cosa è emerso dalle valutazioni del ministero? 

Dalle verifiche e dal monitoraggio costanti del Ministero risulta che su 182 interventi solo 37 interventi sono stati valutati positivamente. Ben 102 interventi, presentano, infatti, un livello qualitativo non soddisfacente e richiedono specifiche correzioni e integrazioni funzionali. Al momento 61 interventi sono in fase di studio di fattibilità e progettazione preliminare e 121 interventi sono in fase di progettazione esecutiva. I progetti attualmente in corso di realizzazione sono 32 per un importo complessivo di 148 milioni di euro pari all’8% del totale previsto in Delibera CIPE del 2012. Per accelerare la realizzazione di queste strutture abbiamo avviato alcune procedure di intervento sostitutivo e commissariamento dei soggetti attuatori”.

Acque Pulite, Esclusiva IntelligoNews: il ministro dell'Ambiente Galletti parla degli interventi
Esiste quindi un problema relativo ai soggetti deputati alla governance di queste infrastrutture idriche?

“Un’altra linea d’intervento sulla quale c’è il massimo impegno del ministero dell’Ambiente è la piena operatività degli Enti d’ambito, passaggio indispensabile per attrarre investimenti nelle infrastrutture idriche, con particolare riferimento al servizio idrico integrato. Soprattutto per il settore depurativo e fognario è importante che i piani d’ambito si basino su un’adeguata ricognizione dell’esistente, una corretta e puntuale pianificazione e programmazione degli interventi necessari a fornire un servizio adeguato agli utenti e capace di conseguire gli obiettivi di qualità fissati dalla direttiva acque. Purtroppo, invece, oggi vi sono ritardi negli affidamenti del servizio idrico integrato e c’è resistenza delle amministrazioni locali ad aggregarsi in ambiti territoriali. Questa situazione è la causa principale del gap infrastrutturale che caratterizza il settore fognario e depurativo, e può essere colmato solo se si favoriscono investimenti in grado di assicurare livelli di servizio adeguati. Con legge “Sblocca Italia” siamo andati a disciplinare la riorganizzazione del servizio idrico integrato mediante l’istituzione degli Enti di Governo d’ambito. La norma impone alle Regioni che non hanno ancora individuato gli enti di governo dell’ambito di provvedere con delibera e prevede che in caso di inutile decorso del termine il Governo possa avviare la procedura d’intervento sostitutivo. In conclusione, il quadro che emerge è complesso e coinvolge tutta la catena della governance. Il nostro obiettivo, non solo come Governo ma come paese, dev’essere quello di superare queste criticità e realizzare al più presto quegli interventi che sono necessari e che l’Europa ci chiede”. 

Allo sviluppo delle infrastrutture idriche è collegato il tema del dissesto Idrogeologico, cosa si sta facendo su questo fronte? 

“Noi abbiamo un paese difficile dal punto di vista idrogeologico e soprattutto abbiamo un futuro ancora più difficile perché non v'è dubbio che i cambiamenti climatici renderanno le stagioni peggiori di quelle che sono oggi. Per questo motivo intanto abbiamo semplificato dal punto di vista burocratico molto il sistema, il che ci ha permesso in questi di aprire già 450 cantieri e incominciare a spendere 700 milioni di euro che c'erano e che non venivano spesi perché la burocrazia in qualche modo li fermava, e ci abbiamo messo anche altri 120 milioni. Poi abbiamo chiesto a tutte le regioni, facendo un piano veramente molto articolato, le necessità del territorio. Per far fronte a queste necessità abbiamo fondi di coesione territoriale che sono fondi europei, e di questi ne destineremo 5 miliardi al dissesto idrogeologico, ci stiamo già preparando oggi con la progettazione delle opere per poterli spendere nel più breve tempo possibile. Quindi abbiamo trovato 5 miliardi, più i soldi che ci sono già, che sono intorno ai 2 miliardi. Questo piano di 7 miliardi richiederà del tempo per essere attuato e noi abbiamo ipotizzato circa in 7 anni. Per semplificare possiamo dire un miliardo l’anno”.
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