Per Cerved le società protestate sotto i livelli del 2007, ma le altre sono morte?

24 marzo 2016 ore 9:51, Luca Lippi
Ci risiamo, dalla “luce in fondo al tunnel” al “peggio ormai alle spalle”; stavolta il presagio è per le aziende italiane. La deduzione è ricavata dai dati Cerved, pare buona la notizia secondo cui il numero di società protestate nel 2015, sceso sotto i livelli del 2007 mentre i tempi medi di liquidazione delle fatture sono i più bassi dal 2012.
Intanto, l’osservatorio Cerved sui Protesti e Pagamenti delle imprese italiane segnala che nel 2015 sono state protestate 28 mila società non individuali, un numero inferiore a quello del 2007 e in netto calo rispetto all’anno precedente (-19%).
Riguardo le abitudini di pagamento le attese dei fornitori per il pagamento delle fatture si sono attestate a circa 76 giorni, cinque in meno rispetto al 2012. Hanno toccato un minimo anche i termini concordati in fattura ed i ritardi.
Per Cerved le società protestate sotto i livelli del 2007, ma le altre sono morte?

Nonostante i passi in avanti, il 2015 mostra ancora fragilità sul fronte dei protesti e dei pagamenti in alcuni settori come la distribuzione e produzione di beni di largo consumo, e aree geografiche, con il permanere di un evidente divario tra Nord e Sud della Penisola. 
Gianandrea De Bernardis, AD di Cerved, dice: “Dopo i cali registrati nel numero di chiusure aziendali e liquidazioni volontarie, le rilevazioni su protesti e tempi di pagamento confermano che il 2015 è stato un anno positivo per le imprese italiane.  Per il nostro tessuto economico non si è trattato di un percorso indolore: le aziende più fragili sono uscite dal mercato e i fornitori sono diventati più cauti nel concedere credito commerciale. La conseguenza è un sistema che esce dalla crisi con meno imprese ma più virtuose, che pagano i fornitori con maggiore regolarità.”

Nella dichiarazione dell’amministratore delegato di Cerved ci sono gli elementi per leggere correttamente il dato. Se non prendiamo 100 imprenditori, e di questi 50 falliscono, ne rimangono solamente il 50%, presumibilmente i più solidi e in grado di recuperare anche le quote di mercato di chi non ce l’ha fatta. Se dei rimanenti 50 col tempo ne falliscono 25, e poi si confronta il dato rapportandolo al tempo di quando erano 100, è ovvio che la percentuale rispetto a quando erano 100 si riduce, ma se la attualizziamo a quando erano 50 è la medesima e se la confrontiamo complessivamente diventa un disastro senza precedenti!
Insomma il solito “è buono tutto”. La gente intanto ha imparato a usare i contanti e frazionare i pagamenti (quando non lavora in nero) i protesti di assegni si gestiscono con una facilità tale che prendere un assegno oggi è come avere in mano un appunto con su scritto “mi devi tot quando li hai”. Perseguire qualcuno per pagamenti inferiori ai mille euro è economicamente non conveniente, quindi una marea di pagamenti non rientrano nella statistica che vede migliorati i tempi di pagamento delle fatture (quando ce ne sono).
In conclusione le statistiche stanno assumendo l’aspetto delle cineserie, belle all’impatto visivo, finché non le prendi in mano!

autore / Luca Lippi
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