Bari, agricoltori in piazza per il made in Italy. Quanto costa l'embargo con la Russia

24 marzo 2016 ore 8:39, Andrea Barcariol
La Coldiretti scende in campo per difendere gli agricoltori. Motivo della protesta il crollo dei prezzi nelle campagne italiane: dal -43%% dei pomodori al -27 % per il grano duro fino al -30% per le arance rispetto all’anno scorso. Migliaia di agricoltori si sono mobilitati a Bari con i loro trattori per difendere l’agricoltura italiana che rischia di scomparire lungo la Penisola perché le quotazioni in campagna sono al di sotto dei costi di produzione. Anticipo dei calendari di maturazione, accavallamento dei raccolti, varietà tardive diventate precoci, con eccesso di offerta prima e crollo della disponibilità poi, sono -sottolinea la Coldiretti - solo alcuni degli effetti dell’andamento climatico anomalo sulle coltivazioni che subiscono anche la pressione delle importazioni, determinate dall’accordi agevolati. E’ il caso delle condizioni favorevoli che sono state concesse al Marocco per pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli, zucchine, aglio, olio di oliva, all’Egitto per fragole, uva da tavola, finocchi e carciofi, oltre all’olio di oliva dalla Tunisia. L’Egitto invece - ha precisato la Coldiretti - nel periodo 1° febbraio – 14 luglio può esportare a dazio zero uva da tavola nei territori dell’Ue con un impatto sulla produzione nazionale che nel mezzogiorno arriva sul mercato già a partire da maggio.  L’accordo con il Marocco - ha sottolineato la Coldiretti - è fortemente contestato dai produttori agricoli perché nel paese africano è permesso l’uso di pesticidi pericolosi per la salute che sono vietati in Europa ma anche perché le coltivazioni sono realizzate in condizioni di dumping sociale per il basso costo della manodopera. “Il settore agricolo diventa merce di scambio senza alcuna considerazione del pesante impatto sul piano economico, occupazionale ed ambientale sui nostri territori” ha sottolineato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel chiedere che “si attivino urgentemente le clausole di salvaguardia previste dall’accordo, vista la grave perturbazione di mercato creata dall’eccessivo aumento delle importazioni”.

Bari, agricoltori in piazza per il made in Italy. Quanto costa l'embargo con la Russia
In difficoltà pure gli agrumi con una pianta di arance su tre (31%) che è stata tagliata negli ultimi quindici anni, mentre i limoni si sono dimezzati
(-50%) e le piante di clementine e mandarini si sono ridotte del 18 per cento. Sotto accusa è il fatto che “a distanza di un anno e mezzo dall’approvazione da parte del Parlamento italiano della legge che aumenta la quantità' minima di succo nelle bibite a base d'arancia dal 12 al 20% non è stato ancora emanato il decreto applicativo.  Ma manca trasparenza anche - continua la Coldiretti - sulla reale origine dei succhi di frutta in etichetta. A pesare sono inoltre gli effetti dell’embargo Russo che è costato all’Italia 240 milioni di euro nel 2015 nel solo settore agroalimentare. La Russia - ricorda la Coldiretti - ha sancito l’embargo totale per una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, provenienti da UE, Usa, Canada, Norvegia ed Australia con decreto n. 778 del 7 agosto 2014. I prodotti agroalimentari Made in Italy piu’ colpiti direttamente dall’embargo in termini di taglio in valore delle esportazioni sono stati nell’ordine la frutta, le carni e frattaglie, i formaggi e latticini.
Agricoltori sul piede di guerra anche a Roma, dove il presidente David Granieri è pronto a dare battaglia per la variazione degli orari del CAR, il più grande Centro Agroalimentare d'Italia, che va a scapito del mondo agricolo: "Il tavolo convocato oggi da Fabio Massimo Pallottini, direttore generale del CAR, per discutere degli orari di apertura del Centro Agroalimentare Roma ha avuto un esito assolutamente negativo. Neanche è stato consentito alla Coldiretti di presentare una proposta per risolvere la questione e si è potuto solo apprendere che si procederà attraverso la consultazione interna degli operatori" - ha spiegato Granieri che ha auspicato l'intervendo del Comune di Roma o della Regione - "Un metodo “condominiale” , legato agli affitti, che fa diventare i grandi trader i veri padroni di una struttura costruita con soldi pubblici. Per tutelare questo bene è necessario quindi un intervento urgente della politica, visto che Comune e Regione detengono importanti quote azionarie del CAR. E’ evidente come per garantire la freschezza dei prodotti sia necessario mantenere l’apertura notturna della struttura e non l’orario unico 12-18, comunicato a gennaio, senza concertazione, attraverso una circolare. In questo modo si svilisce pesantemente il mondo agricolo e la dignità di tanti lavoratori che raccolgono i prodotti freschi la mattina per poi venderli nel pomeriggio ai dettaglianti".
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