Il robot flessibile è (anche) chirurgico: il "braccio meccanico" può salvare la vita

24 marzo 2016 ore 15:11, Andrea De Angelis
La flessibilità questa volta non è una richiesta che arriva da Roma o una speranza in quel di Bruxelles. La parolina magica esula dalla politica e dall'economia e arriva invece nel campo della MicroBioRobotica. Roba non da tutti, ma che potrebbe riguardarci in un futuro neanche troppo lontano. Di certo quanto realizzato è un vanto per lo Stivale. 

Il gruppo di ricerca guidato da Edoardo Sinibaldi, del Centro di MicroBioRobotica di Pontedera (Pisa) dell’Istituto italiano di tecnologia in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna ha brevettato il primo robot flessibile in grado di evitare ostacoli e zone sensibili o pericolose in luoghi difficilmente accessibili. Dove verrà utilizzato? Come spiega Adnkronos, le principali applicazioni si aspettano in campo medico, per la veicolazione di strumenti chirurgici all’interno del corpo umano e in ambito aerospaziale per ispezionare sistemi con componenti poco raggiungibili. Inoltre il robot flessibile potrà essere utilizzato in operazioni di ricerca e soccorso in ambienti di difficile accesso.
Il robot è in grado di compiere traiettorie complesse e con grande curvatura, utili per circumnavigare ogni tipo di ostacolo. Una delle peculiarità, che rendono unica questa innovazione, è la capacità di raggiungere un obiettivo evitando di toccare ostacoli o zone sensibili con tutto il corpo dello strumento e non solo con la sua estremità. 

Il robot flessibile è (anche) chirurgico: il 'braccio meccanico' può salvare la vita
"Siamo partiti -racconta Edoardo Sinibaldi ingegnere aerospaziale, responsabile dello studio- da uno studio teorico e la configurazione intrecciata emersa come possibile soluzione al problema è assolutamente innovativa. "Tutto ciò è il frutto di un lavoro lungo e articolato, in cui abbiamo saputo integrare e valorizzare le nostre competenze e l’anima multiculturale del nostro team di ricerca", conclude Sinibaldi. Nello studio sono coinvolti anche Byungjeon Kang e Risto Kojcev, due studenti di dottorato della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa rispettivamente un ingegnere meccanico sudcoreano e un ingegnere elettronico macedone. Entro il 2020 potrebbero essere sul mercato i primi modelli sviluppati per applicazioni specifiche che sfruttano questa innovazione.
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