Per Renzi "misure di sicurezza" ok, ma il Copasir: "Non può essere tutto sotto controllo"

24 marzo 2016 ore 17:14, Andrea De Angelis
C'è poco da stare tranquilli. E se Matteo Renzi (giustamente) punta tutto su cultura e periferie (il kamikaze dell'aeroporto era un trentenne nato e cresciuto a Bruxelles), c'è chi in Italia non tranquillizza affatto. Anzi. 

Così le parole del premier suonano in modo simile a quelle pronunciate già dopo gli attentati di Parigi dello scorso novembre: "Serve - ha detto - un gigantesco investimento in cultura, sulle periferie urbane, un investimento sociale. Bisogna mettere denari veri sulle aree urbane". Il territorio "si presidia con i militari ma anche con i maestri delle elementari". "Solo così - ha concluso - sapremo di poter salvare almeno le prossime generazioni". Parole che hanno come fine anche quello di calmare le acque, di non creare panico, di continuare ad andare avanti. Le emozioni, si sa, sono personali: panico e freddezza dipendono anche dal carattere di ciascun italiano. Il punto è non cedere al terrore, non mutare lo proprio stile di vita, "non rinunciare alle nostre libertà", come detto più volte da Hollande dopo quel drammatico 13 novembre. 
"Abbiamo, come tutti i partner, messo in campo tutte le misure di sicurezza necessarie, anche se non risulta ad ora una minaccia specifica in Italia". Così Renzi, che ritiene necessario “stringere sui meccanismi di intelligence fra i  Paesi Ue e non solo, valorizzare l’Europol, lavorare su una struttura condivisa". Anche questa è una chiave di lettura molto battuta dagli Stati europei all'indomani del fallimento dell'intelligence belga. Ma c'è chi, in Italia, parla anche in modo più netto, per certi versi freddo. E fa più paura.

Per Renzi 'misure di sicurezza' ok, ma il Copasir: 'Non può essere tutto sotto controllo'
"Non è possibile prevenire tutto. Chi comunica un messaggio diverso dicendo che è  tutto sotto controllo e non accadrà nulla illude le persone"
. Lo ha detto Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, intervenendo dopo quanto successo a Bruxelles ad Agorà su RaiTre. "C'è una nota del direttore del Dis, l'ambasciatore Giampiero Massolo, che mette in evidenza alcune problematiche e fa un'analisi sulla possibilità, non la certezza, che ci siano - rivela - cellule terroristiche strutturate anche nel nostro Paese. C'è una preoccupazione reale e - annuncia - si lavora su queste cellule". 
Quello che è successo a Bruxelles è "preoccupante" e sembra "parte di una strategia di attacchi che riguarderà anche altre realtà occidentali: nessuno può escludere che anche l'Italia sarà coinvolta". Ha detto Stucchi. Si tratta di azioni in costante contatto con gli organismi di intelligence, "che dimostrano un ulteriore innalzamento del livello di attacco all'Occidente da parte di Daesh: nel novembre scorso a Parigi furono colpiti cosiddetti 'soft target', come un ristorante ed una sala concerti, mentre allo stadio l'attacco non riuscì. Oggi invece - sottolinea - sono stati portati a termine attentati in luoghi presidiati dalle forze dell'ordine come l'aeroporto ed una stazione della metro". Un particolare quest'ultimo sicuramente rilevante. 
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