Genio e vittima de "La Macchinazione": l'amico Grieco con Ranieri prova a svelarla - TRAILER

24 marzo 2016 ore 17:17, Marta Moriconi
Pier Paolo Pasolini è interpretato da Massimo Ranieri (nel ruolo di Pasolini), che ne “La Macchinazione” (insieme a Libero De Rienzo, Matteo Taranto, François Xavier Demaison e con Milena Vukotic, Roberto Citran, Tony Laudadio e Alessandro Sardelli), entra nei panni del celebre pensatore senza che se ne riesca a distinguere la differenza. E da oggi è al cinema, distribuito da Microcinema.
Il film racconta che si può essere un fine poeta, un genio maledetto, uno scrittore senza frontiere ma si può finire dentro il più grande e complesso giallo della storia. Prova a raccontarlo David Grieco che di Pasolini fu amico che racconta di quel massacro all’Idroscalo di Ostia il 2 novembre del 1975. Massimo Ranieri colpisce per la straordinaria somiglianza con l’autore di “Ragazzi di vita” e per come soffre interpretando quegli ultimi tre mesi di vita dello scrittore. C'è l’organizzazione di un complotto alle spalle, c'è la cosiddetta banda della Magliana, la Massoneria e i fascisti a condire tutta la trama.
La verità è che Pasolini stava diventando scomodo, denunciando la corruzione della politica e indagando sui tanti misteri d’Italia alla ricerca delle verità sulle stragi.

Genio e vittima de 'La Macchinazione': l'amico Grieco con Ranieri prova a svelarla - TRAILER
I “ragazzi di vita” sono stati utilizzati dai cosiddetti poteri occulti hanno fatto fuori l’intellettuale scomodo? Il film prende il via dall’incontro fra Pasolini e Pino Pelosi, il ragazzo di borgata che sarà poi accusato dell’omicidio.Si sa solo che Pasolini è rimasto vittima di un vero e proprio pestaggio organizzato, una mattanza che doveva finire con l’uccisione dello scrittore e con la colpevolezza di Pelosi. Grieco prova a raccontare tutto questo e racconta come un uomo possa diventare il nemico di tutti quelli che tra loro sarebbero nemici. Alla fine uniti tutti contro uno, libero e forte. Troppo anticonformista e senza omologazione culturaleanche per il Partito Comunista che cercava di cavalcarlo senza mai riuscirci, a Pasolini la società piaceva libera, ancora più la cultura. Ma era anche antifascista, non amato dalla Democrazia Cristiana che avrebbe voluto processare nelle piazze, e neanche dai giovani del '68 quelli di Lotta Continua che lui aveva condannato in piena contestazione: meglio i poliziotti (ricordate?) i veri proletari che reprimevano le rivolte studentesche (loro sì figli di povera gente), che quei ricchi figli di papà. 
Forse troppo ostinato, poco prudente, molto libero anche per oggi. E soprattutto troppo attaccato alla verità, la sua vera fissa. Probabilmente oggi sarebbe stato anti-europeista, anti-gay pride, e anti politicamente corretto. Sarebbe bello riascoltarne la voce, sentire parlare chi non è costretto dalle ideologie e non è servo di alcun padrone, neanche di quelli che il padrone l'hanno sempre contestato e che però hanno vissuto di reazione. 


LA MACCHINAZIONE, un film di David Grieco - dal 24 marzo al cinema
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