Dal 2015 le rinnovabili non sono più il futuro, come i fossili invece

24 marzo 2016 ore 16:16, Luca Lippi
Greenpeace pubblica il rapporto “Rinnovabili nel mirino” nel quale denuncia l’ostilità del governo alle fonti rinnovabili e specificatamente nel rapporto si contesta quanto Renzi ha finora lasciato passare con superficialità provvedimenti sfavorevoli al fotovoltaico e all’eolico, provocando fuga di investimenti e la perdita di migliaia di posti di lavoro nonostante nelle bollette energetiche degli italiani continuino a gravare decurtazioni a questo punto non più giustificabili.
Leggiamo nel rapporto che nel 2012 erano entrati in esercizio quasi 150 mila nuovi impianti fotovoltaici, mentre nel 2014 (insediamento Renzi) i nuovi impianti entrati in esercizio sono stati appena 722. 

Dal 2015 le rinnovabili non sono più il futuro, come i fossili invece
Riguardo i posti di lavoro, secondo uno studio redatto da Althesys per Greenpeace, in Italia entro il 2030 si potrebbero garantire oltre 100 mila posti di lavoro nel settore delle rinnovabili (per offrire un termine di paragone Fca in Italia occupa poco più di 35mila persone) e invece, al contrario, nel 2015 se ne sono persi circa 4 mila e si parla solo del settore dell’eolico. Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace, dichiara: “L’Italia non attira investimenti in rinnovabili, e il motivo non è la mancanza di sole, vento o altre fonti pulite di energia, ma la strategia di difesa delle fossili dettata dal nostro governo. Facendo addirittura peggio dei suoi predecessori, Renzi è riuscito a ostacolare le energie rinnovabili su tutti i fronti: cambiando in corsa accordi già sottoscritti con lo Spalma incentivi, modificando la tariffa elettrica per frenare il risparmio energetico e finendo per causare un aumento delle nostre bollette, bloccando i piccoli impianti domestici, specialmente quelli fotovoltaici. Mentre prometteva un green act di cui non si hanno più notizie, Renzi è riuscito a mettere in ginocchio un settore che nel resto del mondo crea occupazione e benefici sia all’ambiente sia ai cittadini”.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 2014 l’Italia si è piazzata al nono posto in Europa per finanziamenti a combustibili fossili, con 13,2 miliardi di dollari, dato in crescita rispetto ai 12,8 miliardi del 2013, cioè, l’Italia avrebbe ridotto gli incentivi per le energie rinnovabili per aumentarne a quelle fossili, questo argomento è adatto a chiarire le idee di quanti vogliono comprendere meglio come e perché votare al referendum del 17 aprile prossimo sulle trivelle.
Conclude Iacoboni: “Il premier Renzi e i suoi ministri hanno fatto tanti bei discorsi al vertice sul clima di Parigi, ma la realtà è che oggi il suo governo ha deciso di mettere il freno a mano sulle rinnovabili. Una posizione di retroguardia che rischia di bloccare il futuro per difendere il passato. Per questo il referendum sulle trivellazioni del prossimo 17 aprile assume un significato politico che va ben oltre il quesito referendario e spaventa il governo al punto da cercare in ogni modo di boicottare il quorum. Se i cittadini si esprimeranno contro le trivellazioni, sarà una sonora bocciatura per tutta la politica energetica del governo Renzi, che come i suoi predecessori di questi ultimi anni, mette gli interessi dell’industria fossile sopra a quelli dei cittadini”.

autore / Luca Lippi
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