Varani, Meluzzi: "Droga, un solubilizzatore del super-io. Si inizia a 13 anni sbronzi o con le canne..."

24 marzo 2016 ore 16:52, Lucia Bigozzi
“La droga rappresenta un solubilizzatore del super-io; assumendola ci si annienta. Ma questo non può essere un elemento attenuante ai fini della responsabilità di un delitto come nel caso Varani, anzi deve rappresentare una condizione aggravante”. Va dritto al punto Alessandro Meluzzi, crimonologo e psichiatra, commentando gli sviluppi del delitto Varani. Nella conversazione con Intelligonews dice cosa capita a chi si “sballa” con Ghb, Shaboo e Chem sex, ovvero le droghe 3.0. 

Etero, gay o ‘fluidi’: l’unica certezza nel caso Varani è la droga. Fino a che punto deve salire sul banco degli imputati?

«La droga è un fattore decisivo di questi meccanismi perché al di là delle pratiche sessuali, fluidi, etero, omosessuali, la droga rappresenta un solubilizzatore del super-io, ovvero la presenza di regole sociali in base alle quali noi non rubiamo, non picchiamo uno sconosciuto, non mentiamo in maniera costante. In altre parole, viene cancellata la interiorizzazione di regole sociali che ognuno può vestire di valori diversi: chi con aspetti religiosi, sempre meno; chi con elementi di educazione civica, sempre poco; chi con residui adolescenziali. Tutto questo è solubile in una dimensione per cui i meccanismi di vigilanza coscienziale e auto-coscienziale vengono scassati da sostanze che agiscono sui nuclei profondi del cervello e della personalità. Quindi usare queste sostanze è un modo perché il super-io venga messo a tacere fino ad essere annientato. Temo però un aspetto…».

Quale?

«Non vorrei che si arrivasse a concludere che siccome l’evento si è compiuto sotto l’effetto di queste sostanze, bisogna considerare la responsabilità del dolo in maniera diversa. In altre parole, nessuno sconto di pena. L’unica situazione che il nostro codice individua come attenuante è l’etilismo cronico o l’intossicazione cronica dalle droghe che modificano talmente tanto il cervello che la responsabilità è attenuata anche nel caso che uno non ne assuma. Nel caso specifico, a mio parere l’assunzione di droghe diventa un elemento aggravante, soprattutto quando è finalizzata a circostanze che possono predisporre all’esecuzione di un crimine. Tuttavia la nostra legislazione è prudente e attenta su questo aspetto. Si scordi qualcuno di poter giocare la carta dello sconto di pena»

Secondo gli inquirenti, le droghe usate erano Ghb (detta la droga dello stupro) e lo Shaboo (cocaina cristallizzata): avrebbero fatto effetto su qualsiasi persona o deve trovare un terreno “fertile” cioè fragile? 

«No, queste droghe fanno effetto anche su di noi. Se noi le assumiamo perdiamo la testa. Il Ghb è una sostanza che provoca amnesia antero-retrograda; in sostanza non ti ricordi quello che è successo prima e dopo l’assunzione: viene chiamata la droga dello stupro, ma è anche la droga dell’oblio».  

Luxuria ha dichiarato di aver visto gente che assumeva “Chem sex” ridotta alla stregua di zombie che si auto-distruggono. E’ così? C’è questa voglia di auto-distruzione? 

«Sì. Esiste una cultura che negli anni Ottanta veniva definita da “sballo”, ovvero se non “sballo” non mi diverto; se resto padrone di me, se mantengo il mio auto-controllo non mi diverto. E questa cosa inizia a tredici anni coi ragazzi nelle piazze che si sbronzano, continua con le canne fino a fondersi il cervello. Il filo conduttore è che io devo avere un rapporto cattivo con me stesso e col mondo e che se non perdo me stesso e il mondo non mi diverto. Bisogna avere talmente schifo di sé e della realtà da spingermi fino ad arrivare a un passo dalla morte: è un’idea raccapricciante che deve farci riflettere sul perché dello sballo che è sempre più ricercato, voluto, fino a vomitare. E’ un andare all’estremo ma è un estremo a zero o sottozero, non è volare a mille. Non è la ricerca dell’estremo nel piacere, nel coraggio, non è l’estremo del selvaggio di James Dean, no qui c’è la determinazione di azzerare il cervello e la coscienza di sé e arrivare a una specie di gioia del pre-suicidio. Della serie: se non si conclude la serata intubati e con la lavanda gastrica nel reparto rianimazione di un ospedale non ci si è divertiti».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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