Regionali, Borghi (LN): "Il successo della Lega e le differenze con il M5S. Ora vado a Livorno dagli operai"

24 novembre 2014 ore 15:51, Andrea De Angelis
Un risultato storico quello ottenuto dalla Lega Nord nella rossa Emilia Romagna che, a un passo dal 20%, supera di sei punti percentuali il Movimento 5 Stelle e di quasi dodici Forza Italia (oltre il doppio dei voti). IntelligoNews ne ha parlato con l'economista Claudio Borghi...  
Regionali, Borghi (LN): 'Il successo della Lega e le differenze con il M5S. Ora vado a Livorno dagli operai'
  Un Partito Democratico che aspira a diventare il Partito della Nazione prende un voto su sei degli aventi diritto al voto nella rossa Emilia Romagna. Come commenta questo dato? «Il dato sull'astensionismo è ovviamente drammatico perché segnala un forte problema di democrazia. Lo capisco e sono convinto che numerosi elettori, dopo tanti anni di alternanza, si siano resi conto che destra e sinistra abbiano fatto le stesse cose e quindi a un certo punto non siano andati a votare».  Che cosa propone invece la Lega Nord, vicina al 20%? «Qualcosa di radicalmente diverso. Noi ci proponiamo di rompere questo sistema che impediva di fatto a chiunque di attuare una qualsiasi politica visto il famoso pilota automatico europeo.  Il nostro ruolo è di convincere ancora più persone che la nostra alternativa non è di facciata in un gioco che rimane sempre uguale».  Parole che ricordano molto quelle pronunciate da Grillo alla vigilia delle elezioni del 2013, quando il Movimento 5 Stelle arrivò al 30%. Cosa c'è di di diverso nella Lega Nord a guida Salvini? «La differenza è sostanziale. Il Movimento 5 Stelle non ha mai detto cosa voleva fare. La loro protesta è legittima, io conosco tantissime persone che lo hanno votato, ma che cosa volesse fare il Movimento 5 Stelle qualcuno lo ha capito? Quando abbiamo provato a discutere su problemi complessi, quali ad esempio l'euro, abbiamo trovato soltanto fotomontaggi su internet, ma la politica e l'economia sono cose complesse. Ci vuole competenza. Mi rendo conto che qualcuno all'inizio abbia voluto votarli pensando che gli altri fossero dei ladri, ma l'incompetente può fare gli stessi danni del ladro».  Raffaele Fitto ha appena scritto che Forza Italia deve essere rifondata completamente. Il successo della Lega Nord dipende anche dalla debolezza altrui, o il merito di Matteo Salvini è un dato oggettivo che va al di là delle altre forze di centrodestra? «A noi dispiace che Forza Italia abbia preso pochi voti perché se ne avesse presi di più magari avremmo potuto anche vincere in Emilia Romagna. Non mi piace dare consigli al di fuori di casa mia, però non posso che rivelare che una politica di appoggio strisciante a Renzi non porta da nessuna parte». Gad Lerner questa mattina ha scritto che con l'Emilia Romagna inizia la parabola discendente di Matteo Renzi. La pensa così anche lei? «Penso proprio di sì. Una regione militarmente organizzata com'era l'Emilia Romagna che porta al voto il 37% delle persone è un segnale che, se fossi del Pd, considererei in maniera molto grave». Tornando al 20% della Lega Nord, ha inciso di più la cosiddetta guerra tra poveri o l'insieme delle proposte economiche, l'andare nelle fabbriche? «Personalmente mi occupo di economia, proprio in questo momento sto andando a Livorno per incontrare gli operai della TRW. Credo che nel momento stesso in cui si è licenziati svaniscano tutti gli altri problemi.  Più in generale non c'è una scala di valori, sia l'immigrazione che l'economia sono problemi concreti ed è lì che dobbiamo indirizzarci. Su questo abbiamo risposte chiare, non virgole o piccoli cambiamenti. Siamo in piena emergenza, occorre essere radicali». Marco Rizzo alla stessa domanda ha risposto che ad incidere di più è stata la questione legata agli immigrati, aggiungendo che nelle fabbriche non si vota più. Il fatto che lei sia in viaggio per Livorno forse dimostra che non la pensate così? «Sinceramente non so chi sia andato nelle aziende e chi ci andrà, ma so bene che l'Italia si tiene su per il lavoro. Combattere la disoccupazione è fondamentale, io non vedo altra priorità».
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