Il Made in Italy ritrova le barbatelle, ma cosa sono?

24 novembre 2015 ore 12:03, Andrea De Angelis
Il Made in Italy ritrova le barbatelle, ma cosa sono?
Le barbatelle salentine tornano in commercio e c'è da festeggiare in Puglia, anche perché la decisione riguarda circa 40 aziende e ben 700 lavoratori. Il fatturato, come riportato dalle principali agenzie di stampa, è di circa 20 milioni di euro.

Via libera dunque alla commercializzazione delle barbatelle di vite dei produttori salentini, ma previo trattamento a caldo prima della vendita. Lo ha deciso il Comitato fitosanitario europeo a Bruxelles. Una decisione che dunque pone dei vincoli alla commercializzazione e saranno proprio gli addetti ai lavori a dire se la soddisfazione è piena per quanto stabilito dall'Europa. 
Il trattamento è infatti un accorgimento che implica uno sforzo economico e l’osservanza della prescrizione sarà verificata con visite ispettive. 

Ma cos'è esattamente una barbatella? Lo spiega bene il sito vitebella, secondo cui una delle prime cose che si impara quando si decide di realizzare un vigneto è che ciò che si pianta non è una “piantina”, una “piccola vite” o peggio ancora un “alberello”, bensì una barbatella. Essa viene ricavata da una vite già “adulta”, da cui viene “tagliato” un tralcio (detto anche talea). Questo “pezzo” di vite così ottenuto viene poi messo all’interno del terreno affinché a partire dall’estremità tagliata si sviluppino le radici, la cosiddetta “barba” da cui deriva il termine “barbatella”. Tutto ciò è possibile grazie alla capacità della vite di rigenerarsi, ovvero di ricostruire autonomamente parti precedentemente mutilate. Una volta che le radici si sono sviluppate, il tralcio iniziale può considerarsi un individuo autonomo a tutti gli effetti.
La maggior parte delle barbatelle in commercio sono già innestate. Questo vuol dire che la barbatella è stata ottenuta dall’unione di due tralci distinti, detti bionti, poi uniti tra loro. 

Il Made in Italy ritrova le barbatelle, ma cosa sono?
Venendo alla decisione europea, gli esponenti politici, di centrosinistra e di centrodestra, hanno tirato un sospiro di sollievo per quello che è considerato un primo risultato importante.
Per Dario Stefano, senatore del gruppo misto "ha prevalso il buonsenso e le viti del Salento possono nuovamente tornare a viaggiare in tutta Europa”.
“Un’ottima notizia per il vivaismo salentino che attendavamo fiduciosi - ha commentato il salentino Paolo De Castro, coordinatore per il Gruppo dei Socialisti e Democratici della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo -. Il commissario Vytenis Andriukaitis è stato di parola".
Per il senatore Francesco Bruni, del gruppo dei Conservatori e Riformisti, "questo è solo un primo passo per risolvere l’impasse che si era creato, ma dovremmo giungere ad una situazione tale da non avere nessuna limitazione. L’obiettivo principale, infatti, deve essere quello dell'eliminazione della vite da questa back-list delle piante salentine a rischio di contagio del batterio e quindi occorre che la ricerca scientifica venga potenziata".



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