Primarie Pd sotto l'effetto Bassolino: è scontro sulla data unica. E rispunta Marino

24 novembre 2015 ore 10:49, Americo Mascarucci
Primarie Pd sotto l'effetto Bassolino: è scontro sulla data unica. E rispunta Marino
Le primarie del Partito Democratico per la scelta dei candidati sindaco nelle città chiamate al voto si terranno probabilmente il 20 marzo 2016. 
E’ questa la data scelta dal segretario Matteo Renzi per le "primarie day", una vera e propria moratoria, anche se questa decisione non è stata accolta molto favorevolmente in ampi settori del Pd. 
Il partito è alle prese con il "caso Bassolino", l’ex sindaco, ex governatore della Campania ed ex ministro, deciso a scendere in campo per riconquistare la guida della città partenopea. Renzi non gradisce, e dal Pd è partito il fuoco di sbarramento per bloccare ogni velleità bassoliniana fino a prospettare persino l’introduzione di una norma “ad personam” o meglio "ad excludendum" vietando la candidatura di ex sindaci che hanno già svolto due mandati (il caso appunto di Bassolino a Napoli). 
Secondo gli oppositori di Renzi, la moratoria sulle primarie servirebbe né più né meno a neutralizzare le aspirazioni di chi, come Bassolino, avrebbe concrete possibilità di vincerle. 
Un rinvio al 20 marzo consentirebbe quindi agli avversari renziani di organizzarsi di più e meglio, cosa che nell’immediato sarebbe molto difficile. 
Il Premier ha evidenziato come in questo momento le priorità siano altre:  “Parleremo anche di primarie, ma scegliamo i tempi – è la posizione di Renzi -  Io propongo una moratoria almeno fino a gennaio. Mentre stiamo a discutere di grandi temi internazionali non diamo l’idea che la discussione sia su quando facciamo il congresso e le primarie”. 
Da qui quindi la proposta di rinviare le primarie nelle grandi città ad un’unica data, quella appunto del 20 marzo. “Delle primarie – ha aggiunto ancora il Premier - ne parleremo a gennaio, stante però un invito razionale e ragionevole a fare in una data unica, il 20 di marzo, le primarie tutti insieme a livello nazionale.”
Le reazioni più dure sono giunte da Napoli dove appunto il Pd è alle prese con il “terremoto Bassolino”. Proprio l’ex sindaco attacca la pretesa di Renzi di cambiare le regole del gioco a partita aperta e gli ricorda che anche lui è segretario del partito grazie alle primarie; strumento prima invocato e oggi diventato quasi indigesto al Premier pronto a rinviarle alle calende greche pur di impedire il successo dei candidati “non allineati”. 
 “Se si volevano cambiare le regole bisognava farlo prima – attacca Bassolino - non ora che il treno è già partito. Renzi stesso è figlio delle primarie. Bersani, allora segretario in carica, fu un signore a fissare regole che hanno consentito a Renzi di candidarsi e vincere”.
A Milano e a Roma le cose non vanno meglio. A Milano accusano Renzi di voler allungare i tempi delle primarie per consentire all’ex commissario Expo Giuseppe Sala di decidere con calma la sua discesa in campo ed essere pronto poi a vincerle, mentre a Roma si tenta di disinnescare a tutti i costi la "mina" Ignazio Marino, l’ex sindaco sfiduciato dal Pd ma deciso a ripresentarsi per dimostrare che il Pd sta ancora con lui. 

A Milano dove le primarie sono attese a metà febbraio un cauto stop alla proposta di moratoria arriva dal sindaco uscente Giuliano Pisapia.  “C’è una grande differenza tra le primarie del Pd, per le quali è legittimo che il Pd stesso decida quando farle, e quelle di Milano, che sono di coalizione – spiega Pisapia - Se ci sarà qualche motivo per modificarle e siamo tutti d’accordo si potrà anche fare, ma non rispetto all’indicazione del Pd“. Come dire: il Pd non può dettare le regole in casa d’altri. 
E intanto al Nazzareno la tensione è alta soprattutto di fronte alla "resurrezione politica" degli ex dalemiani come Bassolino che potrebbero avere ancora la forza di imporsi e vincere le primarie mettendo il Pd in grande imbarazzo. 
Il partito della rottamazione rischia di veder rottamato il rinnovamento renziano. 

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