Bassolino, Chiara Geloni: "Cosa mi preoccupa dell'intervista alla Serracchiani"

24 novembre 2015 ore 11:08, Andrea De Angelis
Bassolino, Chiara Geloni: 'Cosa mi preoccupa dell'intervista alla Serracchiani'
La ricandidatura di Bassolino con o senza Partito Democratico alle spalle, ex sindaco di Napoli, nonché presidente della Regione Campania, solleva un nuovo polverone in casa Pd. IntelligoNews ne ha parlato con la giornalista Chiara Geloni, già direttrice di Youdem...

Da De Luca a Bassolino: la Campania è il vero tallone d'Achille di Renzi?

"Direi che il Sud è un'area dove Renzi manifesta più difficoltà di dialogo con la realtà locale, dove si sono manifestate già alcune contraddizioni che sono forse più forti perché è meno forte la sua proposta politica". 

Ogni riferimento alla Puglia non è casuale.

"Sì, diciamo che su tutto il Sud è debole la proposta del Pd. Non a caso nel gruppo dirigente attuale non c'è nessun esponente che proviene da quei territori, tranne Roberto Speranza che però non ha incarichi di partito. Un segnale abbastanza forte per capire dove il renzismo sia nato e si sia affermato".

Eppure dei nomi ci sono, su tutti Migliore che però è un ex Sel. Qualcun altro dice che Renzi potrebbe riproporre la Capacchione, già capolista al Senato con Bersani. Sono due candidature troppo lontane dalla realtà?

"Non ne ho idea, ma credo che sia giusto che si misurino alle primarie delle candidature. Se Renzi e il Pd napoletano hanno dei nomi da contrapporre a quello di Bassolino raccolgano la sfida. Si vedrà alle primarie chi ha più seguito, non drammatizzerei la candidatura di Bassolino". 

Il cosiddetto lodo Serracchiani l'ha stupita?

"Mi ha stupito molto leggere questa intervista in cui si ipotizzava un cambio delle regole perché le regole sono più che sufficienti per affermare una proposta diversa da quella di Bassolino, purché ci siano. Attenzione però, la Serracchiani ha parlato di una proposta della Segreteria, non sua. Prendo atto che poi Renzi non l'ha ripresa nelle conclusioni della direzione di ieri sera, quindi può darsi che sia stata accantonata. Quello che mi preoccupa, ripeto, è che non era della Serracchiani, ma della Segreteria".

Bassolino, Chiara Geloni: 'Cosa mi preoccupa dell'intervista alla Serracchiani'
Insomma, le regole ci sono già.

"Non vedo la necessità di cambiarle. Io sostengo che le primarie debbano essere regolamentate, lo sostengo da tempo, anche quando i renziani dicevano che era una proposta difensiva e sbagliata per impedire il dispiegarsi della democrazia all'interno del partito. Quindi è giusto regolamentare lo strumento delle primarie, ma non lo è il fare norme contro qualcuno un minuto dopo che quel qualcuno si è candidato". 

Forse a Napoli manca un po' una figura come Sala a Milano, in grado di avvicinare altre forze politiche? Il renzismo in fondo è anche questo?

"Che Sala riesca ad unire a Milano è ancora da dimostrare perché è vero che attrae un voto d'opinione vasto, ma sta creando dei problemi nel Pd e anche Pisapia è un po' freddo su alcune pieghe che sta prendendo il dibattito e soprattutto difende le primarie. Tornando a Napoli è evidente che manca una proposta del Pd, del resto sono mesi che si parla di questa idea di Bassolino di ritornare in campo, ma nessuno è andato a parlare con lui. Oggi nelle sue interviste dice che sono mesi che cerca di sollevare la questione e non dimentichiamo che Bassolino è un renziano, non certo un esponente della minoranza Pd...".

Fassina in un'intervista ci ha detto che questo caso dimostra come la Segreteria di Renzi non riesca a presentare una candidatura a livello nazionale. Ha ragione?

"Sono d'accordo e forse dico di più: questo gruppo dirigente non riesce mai a risolvere una questione politicamente, se non attraverso prove di forza. Penso per esempio all'approvazione dell'Italicum quando furono letteralmente cacciati dalla Commissione coloro che non la pensavamo come la maggioranza del partito e penso a tantissimi altri episodi che ha visto la volontà esprimersi a maggioranza, magari minacciando che i voti sarebbero comunque arrivati da Verdini. La conduzione politica delle questioni che dividono il Pd avviene sempre attraverso prove di forza e quando queste non sono possibili, perché a volta la forza non c'è, arriva la sconfitta. Manca questo gruppo dirigente di persuasione e costruzione politica, che poi è la politica. Inutile è lamentarsi della minoranza cattiva: ci sono modi politici per costruire il consenso dentro un partito". 
 


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