Cina spierà Facebook, business batte diritti: controllo e censura post

24 novembre 2016 ore 9:24, Luca Lippi
Per Mark Zuckenberg la Cina vale qualche compromesso, sempre ammesso che per un imprenditore gli interessi e le questioni di principio valgano più della potenzialità del mercato.
E così, per non fare torto al principio che vuole un imprenditore anteporre gli affari a tutto il resto (non è neanche una scelta biasimabile) anche Facebook può diventare allabisogna una piattaforma censurabile, in barba a ogni principio (spesso e comunque discutibile) che tutti possano dire tutto su ogni cosa o divulgare immagini e informazioni senza doversi preoccupare dei limiti delle libertà che sempre devono non intasare le libertà degli altri.
Il mercato cinese per Mark Zuckenberg vale un miliardo e 800 milioni di persone, un bacino d’utenza infinito ma che è disponibile solo a condizione che si rispettino i diktat di Pechino.
È un compromesso a cui hanno dovuto sottomettersi anche Google, Microsoft e altri operatori attivi grazie a Internet. 

I limiti posti da Pechino a Facebook
Uno fra tutti, la libertà! I cinesi non potranno mettere ‘mi piace’ liberamente soprattutto perché, per poterlo fare, devono attendere l’autorizzazione a pubblicare da parte degli organi preposti al controllo dei post.
Ovvio, impossibile ipotizzare che ci siano dei burocrati a leggere tutti i post pubblicati (o presumibilmente pubblicabili), per questo gli ingegneri di Mark Zuckerberg avrebbero messo a punto un tool, uno strumento che permetterebbe di accomodare le richieste dei censori cinesi. 
Ogni post verrebbe così setacciato alla ricerca di parole chiave scomode, per evitare insomma che dalla rete faccia capolino qualcosa di sgradito. 

Cina spierà Facebook, business batte diritti: controllo e censura post

La notizia dello ‘sbarco’ di facebook in Cina non è stata divulgata ufficialmente, piuttosto è stata una fuga di notizie sulla tecnologia approntata per accomodare le richieste del censore giunta al New York Times che ha fatto emergere il coronamento del sogno del magnate americano. Il noto quotidiano riporta, tra l’altro, un meeting di Zuckerberg con i suoi, in cui il fondatore avrebbe confermato l’intenzione di avviare il discorso con i cinesi.
Quindi Zuckenberg mette sul piatto ‘la libertà’ che è stato finora il marchio distintivo di Facebook; ovviamente questo lo ha esposto a numerosi post e tweet di sfottò per la sua scelta. 
Certo, a pensarci bene, il tool messo a punto per filtrare i post sui desiderata di Pechino potrebbero essere usati anche per eliminare ‘leoni da tastiera’ e link di bufale che stanno intasando la rete. 
Ma censurare il Facebook cinese rende possibile al social network di raggiungere 1,8 miliardi di persone, non censurare i bufalari costituisce una parte importante delle entrate di Facebook in occidente. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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