Antieuropeisti ''al soldo'' di Putin, la democrazia che non piace a Parlamento UE

24 novembre 2016 ore 12:37, intelligo
di Stefano Ursi

L'approvazione a Strasburgo del documento "Il Cremlino usa think tank, tv multilingua, pseudo-agenzie di stampa e social media per sfidare i valori democratici e dividere l'Europa" ha scatenato la reazione del presidente russo Putin che ha parlato, in relazione a questo, di “degrado politico" dell'Occidente. Secondo gli eurodeputati la Russia porterebbe avanti una propaganda anti europea tramite i media e i suoi mezzi di comunicazione, tentando di dividere l'Europa e nel documento viene deplorata l'attività di sostegno della Russia alle forze anti-europee presenti nell'Unione e spinge la stessa UE ad adottare tutte e misure di ”comunicazione strategica” usando “i mezzi pi appropriati”. La reazione di Mosca, come detto, non si è fatta attendere: “La risoluzione di Strasburgo – ha detto la portavoce del Ministro degli Esteri Maria Zakharova – è un crimine” e “distoglie dalla vera e propria minaccia del terrorismo e del fondamentalismo, della xenofobia nella direzione opposta”. Il presidente Putin, che ha parlato come detto di “degrado politico” occidentale, appresa la notizia si è congratulato con i media russi per il “lavoro produttivo” che stanno portando avanti. Questo è un momento in cui la tensione fra comunità internazionale, Unione Europea e Russia si alza pesantemente; ricordiamo infatti che nei giorni scorsi la Russia ha comunicato che non intende ratificare il trattato internazionale istitutivo della Corte penale Internazionale. Lo ha reso noto l'agenzia di stampa TASS spiegando che la scelta si basa, a quanto ha fatto sapere Mosca, sulla convinzione che il lavoro condotto fino ad ora dalla Corte non sia stato imparziale e che dunque non si sia rivelato adatto al proprio ruolo di garantire la pace a livello internazionale dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Antieuropeisti ''al soldo'' di Putin, la democrazia che non piace a Parlamento UE
Il presidente russo Vladimir Putin
Ma è sull'autorevolezza e sulla reale indipendenza della Corte che il Cremlino ha posto l'attenzione, spingendo sulla circostanza che Paesi come Usa e Cina non hanno mai sottoscritto lo Statuto di Roma. Così il ministro degli Esteri Lavrov in una nota, commenta con lapidaria durezza l'intenzione di Mosca di abbandonare il trattato: “Purtroppo la Corte ha disatteso le aspettative e non è diventata un organo veramente indipendente e autorevole, relativamente alla giustizia internazionale”. Dal punto di vista politico questo atto si pone come significativo, soprattutto in relazione alla posizione che la Russia ha assunto e vorrà assumere nel consesso internazionale, legata a tematiche calde come quelle della Crimea e della Siria.
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