Schulz e il Parlamento europeo contro l’America di Trump

24 novembre 2016 ore 12:55, intelligo
di Alessandro Corneli

Possiamo anche vederlo come un primo effetto della vittoria di Donald Trump: mi riferisco a un segnale di crisi dell’Europa che inizia dal suo pilastro più debole, il Parlamento Europeo. Due sono le notizie che lo riguardano. La prima è che il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione in cui denuncia che il Cremlino starebbe “finanziando partiti e altre organizzazioni all'interno dell'Ue”. In altre parole, la Russia starebbe aiutando forze politiche anti-europee. È evidente il riferimento ai partiti critici nei confronti dell’Europa e dell’euro. Nella risoluzione si legge che “Il governo russo sta utilizzando un ampio ventaglio di strumenti come think tanks, tv multilingua come Russia Today, pseudo-agenzie di stampa e service come Sputnik, social media e troll sul web per sfidare i valori democratici e dividere l'Europa". La risoluzione sottolinea quindi la necessità per l'Europa di contrastare queste "campagne di disinformazione" e suggerisce di rafforzare la task force già al lavoro a Bruxelles per contrastare tale propaganda. Stupisce la mancanza di principi che si rileva da tale dichiarazione. Infatti, se viene tirato in ballo il principio della non interferenza, questo principio dovrebbe essere valido erga omnes, quindi anche verso chi, in passato oppure oggi, cerca di esercitare un’influenza in senso contrario. Poi c’è una contraddizione di fondo: Bruxelles è un noto centro di attività di tutte le lobby, economiche e politiche, di ogni parte del mondo.

Schulz e il Parlamento europeo contro l’America di Trump
Sembra che il Parlamento europeo sia rimasto sulla linea Obama-Clinton e voglia proseguirla, nonostante la vittoria di Trump; anzi, per porsi come antagonista degli Stati Uniti guidati dal presidente repubblicano. Come se volesse tornare alla guerra fredda. Forse pensando che l’Europa riacquisterebbe quel ruolo che finora non ha dimostrato di sapere esercitare. La seconda notizia riguarda il presidente del Parlamento europeo: il socialdemocratico tedesco, Martin Schulz, che ha detto che chiuderà la sua esperienza politica a Bruxelles e si dedicherà alla politica tedesca. Quindi Schulz non si proporrà per un nuovo mandato alla presidenza del Parlamento Europeo, ma probabilmente guiderà la lista dei socialdemocratici nel Land del Nordreno-Westfalia alle prossime elezioni del settembre 2017. Potrebbe però puntare ad essere il candidato socialdemocratico alla cancelleria, ruolo per il quale è invece ancora favorito il presidente del partito Sigmar Gabriel. Nel frattempo, Schulz potrebbe subentrare al ministro degli Esteri, Walter Steinmeier, se questi, come probabile, verrà eletto a febbraio 2017 come nuovo Presidente federale.

Ovviamente per diventare il leader europeo del movimento anti-Trump. Lo fanno intuire alcune sue dichiarazioni: “Continuerò a battermi per l'Europa dal livello nazionale". Ha poi aggiunto: “Mi sono sforzato di rendere più influente il Parlamento, unica istituzione europea i cui membri sono eletti direttamente" perché “più che mai il mondo ha bisogno di un'Europa forte e unita e la Germania, lo Stato più grande dell'Unione, ha una responsabilità tutta particolare". Se è evidente il progetto anti-Trump, è però altrettanto evidente che Schulz, al di là delle parole di circostanza, pensa che questo non sia possibile attraverso le istituzioni europee, come il PE, ma attraverso politiche nazionali, e di quella tedesca in prima linea. Difficile non vedere in questo un segnale di disfacimento dell’Europa. Toccherà alla Francia, in primavera, dire la parola decisiva.
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