La Finanziaria non piace a nessuno, nemmeno a chi l'ha fatta

24 ottobre 2013 ore 10:42, Alfonso Francia
La Finanziaria non piace a nessuno, nemmeno a chi l'ha fatta
Si può migliorare, ha detto Letta parlando della Legge di Stabilità presentata al Senato. E viene da sperarlo, perché a giudicare dal testo ufficiale che ha cominciato ieri il suo iter in Parlamento, la prossima Finanziaria rischia di scontentare tutti. Non piace ai sindacati perché gli sgravi fiscali sui lavoratori sono quasi inesistenti, non piace ai pensionati perché una bella fetta dei risparmi verrà fatta alleggerendo i loro assegni, non piace a Confindustria che la giudica troppo timida, non piace al Pdl che pur stando al governo continua a far finta di essere all’opposizione.
PRONTI ALLO SCIOPERO. Come noto, prima ancora di vedere quali modifiche i parlamentari apporteranno alla legge, Cgil Cisl e Uil hanno messo le mani avanti proclamando uno sciopero di quattro ore da tenere entro novembre per chiedere una serie di modifiche al provvedimento. Secondo Susanna Camusso il testo attuale non determina «un cambiamento di segno» e il Paese «rischia di perdere ancora una volta». Luigi Angeletti è ancora più tranchant: con questa legge di stabilità «abbiamo condannato il Paese alla stagnazione», mentre Bonanni ruba il lavoro a Brunetta e lamenta che «ha vinto il partito della spesa pubblica». PAURA DELLA PORCATA. Il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi,  riesce invece nell’impresa di bocciare la Legge di Stabilità sia nella sua forma attuale che in quella futura, quando verrà licenziata dalle Camere. Prima ha lamentato che da parte dell’esecutivo «gli interventi sono assolutamente insufficienti», poi si è preoccupato che «nel passaggio da decreto a legge saltino fuori le solite porcate di cui abbiamo larga esperienza nel passato». Insomma la legge così com’è non gli piace, e secondo lui può solo peggiorare. ABBASSO IL GOVERNO. Il Pdl è invece ormai preda della sindrome Bertinotti: passa le giornate a parlar male con i giornalisti del governo di cui fa parte. Così della finanziaria scritta con la collaborazione di cinque ministri del centrodestra il capogruppo alla Camera Renato Brunetta dice «Non è una legge coraggiosa, mancano le riforme necessarie». E poi se la prende con «l’Imu di Letta» più alta di quella di Monti. La falchetta Mara Carfagna non è da meno: «Se i contenuti restano questi, per noi è invotabile». Il guaio è che intorno alla legge di stabilità si sta giocando la guerra tra filogovernativi e filoberlusconiani, e non c’è dubbio che con questo clima i pochi miglioramenti apportabili al testo rischiano di saltare. ABBASSO IL GOVERNO PURE IO. Pure il Pd non si fa mancare gli attacchi all’esecutivo guidato dal compagno di partito Letta. Il segretario Guglielmo Epifani ha detto che nel testo non ha notato abbastanza attenzione a «chi sta peggio», il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, ha minacciato le dimissioni e il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, chiedendo urgenti correttivi. Il responsabile per la Giustizia, Danilo Leva, si è scagliato contro i tagli a tribunali e avvocati patrocinanti. Gli ha fatto eco la senatrice Stefania Pezzopane, che ha manifestato contro il governo partecipando al presidio dei lavoratori precari del Ministero della Giustizia. SILENZIO DA BRUXELLES. Il governo ha inviato il testo a Bruxelles ormai da due giorni, ma dai Palazzi del potere comunitario non è ancora giunto un solo commento. I funzionari interpellati si sono trincerati dietro il fatto che i dettagli del piano contabile sono arrivati a pezzi per tutta la giornata di ieri, e che insomma si aspetta di vedere il quadro completo prima di dare una valutazione complessiva. È forte comunque l’impressione che l’entourage del commissario per gli Affari economici, Olli Rehn, non siano rimasti entusiasti a una prima lettura. Alla fine il commento più appropriato lo fa Fassina, che dopo essersi augurato che la discussione parlamentare possa portare qualche miglioramento getta la maschera e spiega: «Le chiavi per far ripartire l’economia sono a Bruxelles. La partita fondamentale si gioca lì ed è lì che dobbiamo combattere per un radicale cambiamento di rotta della politica economica». Quello che possiamo fare dall’Italia con le nostre finanziarie a costo zero è solo prendere tempo. L’economia nazionale è nelle mani dell’Europa.
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