Giovanardi (Pdl): «Al Senato un assalto dei falchi a Quagliariello per andare subito al voto»

24 ottobre 2013 ore 12:51, Francesca Siciliano
Giovanardi (Pdl): «Al Senato un assalto dei falchi a Quagliariello per andare subito al voto»
«Questa è un’interferenza della magistratura che sconvolge il Parlamento e le dinamiche parlamentari entrando a gamba tesa nelle vicende politiche con conseguenze devastanti per il Paese». Carlo Giovanardi, senatore Pdl, intervistato da IntelligoNews, all’indomani del rinvio a giudizio di Berlusconi, usa parole dure nei confronti della magistratura. Poi torna a parlare del suo partito e delle problematiche interne (guai a chiamarla scissione) e dello sgambetto dei falchi a Palazzo Madama sul ddl costituzionale: «Un attacco diretto al ministro Quagliariello per far saltare il suo lavoro, per mettere in difficoltà il governo e per bloccare l'iter della riforma costituzionale». Senatore Giovanardi, la notizia del giorno è il nuovo rinvio a giudizio di Berlusconi. «Mi sembra un'altra stravaganza della magistratura italiana motivata (anzi, immotivata) da Woodcock che sostiene che deputati e senatori siano pubblici dipendenti e debbano stare alle regole dei pubblici dipendenti. E' una cosa surreale». Perché? «Perché in questo modo dovremmo incriminare tutta la storia politica italiana!». Torniamo al solito discorso dell'accanimento giudiziario nei confronti di Berlusconi? «Nel '98 D'Alema divenne presidente del Consiglio grazie a 20 deputati che passarono dal centrodestra al centrosinistra. Nel 2011, 30 deputati del Pdl hanno votato contro il governo, passando dall'altra parte. Quante inchieste incriminatorie sono state fatte su questi “passaggi”? Zero». In questo caso c'è un'accusa: compravendita di senatori. «Se un parlamentare che ottiene un finanziamento dal suo partito poi decide di votare contro il suo partito, come ci si può permettere di dire che sia un voto corrotto? Nella vita parlamentare non si può andare a sindacare un atteggiamento». Guardiamo in casa Pdl, cosa sta accadendo? «Ci dovrebbe essere un Ufficio di Presidenza (ora rinviato, ndr) durante il quale si discuterà dell’effettivo passaggio a Forza Italia. Alcuni, dunque, hanno deciso che il Pdl (del quale io sono co-fondatore facendo parte anche dell'Ufficio di Presidenza) non debba più esistere e che al suo posto debba esserci FI. Io ho già detto in più occasioni che non entrerò in FI proprio perché voglio rispettare il mio mandato elettorale nel Pdl, partito collegato con il Ppe. Se domani alcuni vorranno andare in FI che lo facciano pure: io resto dove sto». Ieri in Senato una fronda del Pdl (i falchi) ha fatto lo sgambetto al governo sul ddl costituzionale. E' la riproduzione plastica di quel che sta accadendo anche nel suo partito? «È il perpetrarsi di quel che è accaduto ad ottobre: una parte di deputati e senatori Pdl vogliono che si concluda l'esperienza delle larghe intese andando subito a elezioni anticipate (prima ancora di approvare la legge elettorale)». Una prova di forza nei confronti del governo e dei governisti? «Un attacco diretto al ministro Quagliariello per far saltare il suo lavoro (da ministro per le riforme, ndr), per mettere in difficoltà il governo e per bloccare l'iter della riforma costituzionale». Quindi il dato è tratto: il gruppo autonomo – nei giorni scorsi ipotizzato da Quagliariello – si sta per concretizzare? «Il 2 ottobre 24 senatori hanno firmato un documento in cui ci impegnavamo a dare la piena fiducia al governo; da allora non abbiamo affatto cambiato idea. E anche due giorni fa, con un altro documento, abbiamo riconfermato la solidarietà al ministro Quagliariello. Poi se “domani” nascerà un altro partito (Forza Italia, ndr) è evidente che di conseguenza nascerà un nuovo gruppo». Che peso dà all'incontro avvenuto tra Alfano e Fitto? «Mi sembra che si trovino su due posizioni diametralmente inconciliabili. Fitto vuole azzerare tutto, compresa la segreteria di Alfano, per costituire Forza Italia; Alfano è il segretario del Pdl e vuole continuare ad esserlo. Non mi sembra possano esserci punti di contatto tra le due posizioni». Quindi siamo a un passo dalla scissione? «Perché continuate a chiamarla scissione? Noi restiamo dove sono, gli scissionisti sono gli altri, i forzisti».
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