Tra "purghe" e “diritti” ecco il girotondo dei papisti più del Papa

24 ottobre 2014 ore 11:35, Americo Mascarucci
Tra 'purghe' e “diritti” ecco il girotondo dei papisti più del Papa
Lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e già ministro nel governo Monti lo ha ammesso senza troppi giri di parole: “Francesco deve mettere ai posti di comando persone di sua fiducia ed in linea con il suo orientamento”. Continua a scottare quella maggioranza alquanto risicata sui documenti sinodali che si è registrata in conclusione del sinodo straordinario sulla famiglia, con riferimento alle aperture ai divorziati risposati e alle coppie gay.
Secondo l’opinione di Riccardi e dei sostenitori della tanto auspicata svolta, ciò è dipeso dal fatto che le stanze che contano, all’interno dei sacri palazzi, continuano ad essere occupate da porporati di tendenze conservatrici, legati al passato governo della Chiesa. Però, da qui al prossimo anno, non si potrà più sbagliare perché quando ad ottobre del 2015 tornerà a riunirsi il Sinodo sulla famiglia sarà necessario avere quella maggioranza qualificata dei due terzi mancata in questa occasione e tale da legittimare la svolta su determinate tematiche. Antonio Socci non a caso nei giorni scorsi ha denunciato il rischio “purghe”, con riferimento alla concreta possibilità che nei prossimi mesi Papa Francesco possa procedere ad un autentico “repulisti” dentro il Vaticano attraverso la classica formula del “promoveatur ut amoveatur” la tecnica cioè delle promozioni a ranghi apparentemente più prestigiosi al solo scopo di rimuovere certe persone laddove danno fastidio. E da giorni si sta vedendo in azione una nuova categoria di cattolici “i più papisti del Papa”. Eh sì, perché Riccardi&C. sembrano andare oltre i desiderata di Francesco a tal punto da suggerire loro per primi le “epurazioni” di cardinali sgraditi, per poter così portare nel prossimo Sinodo un numero di porporati il più possibile allineati alle idee e ai progetti riformatori del cardinale Walter Kasper. Del resto, perché stupirsi, i cattolici per anni impegnati in politica, soprattutto quelli di sinistra, non sono stati forse i più tenaci sostenitori ed esecutori della politica del “taglio della testa” ossia la rimozione di dirigenti pubblici, manager, direttori di testate giornalistiche, reti e telegiornali Rai non allineati al loro modo di pensare? E perché in Vaticano dovrebbe avvenire diversamente ora che finalmente i cattolici progressisti e di sinistra hanno ottenuto l’accesso nelle stanze dei bottoni? E allora oggi tutto diventa legittimo per raggiungere l’obiettivo che in questo caso corrisponde alla necessità di adeguare la Chiesa alla società moderna e a quei diritti cosiddetti “civili”, come del resto sta già facendo il governo Renzi con la proposta del “modello alla tedesca” sulle unioni gay. Basta con la difesa ad oltranza dei temi etici, è giunto il momento di aprire la Chiesa a nuovi orizzonti ed esperienze pastorali, adeguando il Vangelo alle esigenze del mondo contemporaneo. Un mondo dove ormai è considerata superata anche da parte dei preti la difesa della famiglia fondata sul matrimonio e per giunta fra un uomo ed una donna. E allora se Papa Francesco non è abbastanza papista lo sono senza dubbio gli accesi riformatori con la tonaca o senza, i quali la ricetta ce l’hanno già in tasca ed è la più efficace; “Purgare” l’avversario affinché si adegui al nuovo corso. Perché anche le purghe se sono progressiste e di sinistra possono risultare di grande utilità e fare del bene a tanti. Soprattutto a chi sogna una Chiesa finalmente nuova, meno bigotta e soprattutto tanto radical chic.
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