Focus Ape: definiti i requisiti per l’Anticipo gratuito

24 ottobre 2016 ore 23:59, Luca Lippi
In attesa dei rilievi della Commissione alla legge di bilancio che manifesta più di qualche incertezza, l’unica certezza che resta è il via libera all’Ape; dal 15/10 il Consiglio dei Ministri ha autorizzato l’anticipo pensionistico e partirà ufficialmente dal 1° maggio 2017.
Rinfreschiamo la memoria: l’anticipo pensionistico nasce come prestito pensionistico per gli individui dai 63 anni in su che richiedono il prestito all’Inps per uscire dal mondo del lavoro 3 anni e sette mesi prima di maturare la pensione di vecchiaia.
Raggiunta l’età pensionabile di 66 anni e 7 mesi che è la vera e propria pensione di vecchiaia, l’individuo che ha chiesto il prestito per andare in pensione 63 anni, comincerà a vedersi decurtato l’importo della rata ventennale corrispondente al prestito ricevuto all’Inps, ma che in concreto è stato erogato da una banca dietro la garanzia dell’Inps e copertura premorienza del debitore principale da parte di una compagnia di assicurazione. 
La variabile di ogni prestito è il costo dell’assicurazione che varia a seconda delle condizioni di salute del pensionando.
Tutti i costi a carico di chi richiede la pensione anticipata saranno caricati sull’importo complessivo dell’anticipo da restituire al raggiungimento della pensione di vecchiaia in 20 anni. Alla fine del prestito il pensionato avrà 86 anni e 7 mesi.
Tutto questo a meno che non si rientri tra le categorie a cui spetterà l’Ape in versione assistenziale, quella gratuita.

Chi può godere dell’anticipo gratuito?
Un soggetto che a maggio 2017 risulterà disoccupato e privo di ammortizzatori sociali ed alla stessa data avrà accumulato 30 anni di contributi, avrà diritto all’Ape gratuita. 
Lo stesso vale per chi risulterà disabile o dimostrerà di avere a che fare con l’assistenza ad un proprio familiare di 1° grado disabile. 
Chi invece a quella data svolge attività che rientrano tra quelle gravose e pesanti, tali da rendere alto il rischio di infortuni e malattie professionali in caso di permanenza al lavoro, sempre a 63 anni, dovrà avere un montante contributivo di 36 anni. 
I lavori pesanti non sono ancora ufficiali, ma dovrebbero essere macchinisti di treni, conducenti di mezzi pesanti, maestre d’asilo, infermieri di sala operatoria e lavoratori in edilizia.
Chi risponderà a questi requisiti e che potrà accedere all’anticipo agevolato, dovrà rispettare anche il parametro dei 1.500 euro di pensione, cioè, per rientrare nell’Ape social, la pensione non deve sforare il tetto di 1.500 euro lordi. Nel caso si riuscisse a percepire una pensione superiore a questa soglia, la rata di prestito dovrebbe riguardare solo la parte eccedente. 
Per esempio: un soggetto che percepisce una pensione di 1.800 euro accumulerà un debito da restituire solo di 300 euro al mese. Da sottolineare come l’assegno anticipato sarà esente da trattenute fiscali. Esiste infine una speciale Ape che può essere percepita grazie ad un accordo con il proprio datore di lavoro e che risulta anch’essa agevolata. Si tratta dell’Ape aziendale che risponderà alle esigenze di una azienda che voglia svecchiare o ridurre il proprio organico dipendenti. 
In questo caso il lavoratore potrà essere collocato in pensione e sarà l’azienda a coprire i contributi mancanti da versare. In questo caso restano necessari 20 anni di contributi e la rata dovrebbe essere comunque a carico del lavoratore. 

Focus Ape: definiti i requisiti per l’Anticipo gratuito

Per tutti gli altri?
Penalizzazioni! Chi vorrà uscire dal mondo del lavoro anticipatamente rispetto alla pensione di vecchiaia dovrà fare i conti con una pensione erogata per 12 mesi, quindi senza tredicesima e con un assegno calcolato in base al montante contributivo accumulato alla data di uscita. 
In concreto questo significa inizialmente perdere 3 anni e 7 mesi di contributi che naturalmente, per via dell’uscita, il soggetto non verserà.
Inoltre c’è da fare i conti con il coefficiente di trasformazione dei contributi in pensione che lasciando il lavoro prima è più penalizzante. Quest’ultimo aspetto è relativo al fatto che teoricamente, in base all’aspettativa di vita, la pensione verrà percepita per più anni. 
Ci sarà, poi, da fare i conti con la rata di prestito da restituire e con la relativa trattenuta sulla pensione vera e propria, con interessi e oneri aggiunti. 
Per l’Ape agevolata queste forme di penalizzazione saranno identiche ad esclusione della rata di prestito che sarà a carico dello Stato con il meccanismo delle detrazioni fiscali.

autore / Luca Lippi
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