Renzi minaccia la Ue con l'Ungheria, i rischi della legge di stabilità ko

24 ottobre 2016 ore 11:21, Lucia Bigozzi
Nella ‘casa’ (televisiva) di Lucia Annunziata il premier porta in dote l’endorsement di Obama (dal sì al referendum al fatto che se anche vincesse il no, lui deve restare a Palazzo Chigi) che ‘usa’ anche per rilanciare la linea della fermezza con Bruxelles, in attesa del sì o del no dell’Ue alla legge di stabilità italiana. Manovra che Matteo Renzi difende con le unghie e con i denti: “L’Europa deve scegliere da che parte stare. Può accettare il fatto che il nostro deficit passi dal 2 al 2,3% del Pil per far fronte all’emergenza terremoto e a quella dei migranti. Oppure scegliere la strada ungherese, quella che ai migranti oppone i muri, e che va rigettata. Ma così sarebbe l’inizio della fine”. Un passo palesemente decisionista quello di Renzi che sul tasto che l’Europa sta suonando all’Italia, ovvero quello del deficit, il premier spiega: “Non è importante, non è decisivo, lo 0,1% o questa legge di Bilancio. L’elemento di discussione con l’Ue è il bilancio europeo dei prossimi anni. Noi siamo impegnati in una battaglia storica perché il bilancio Ue tenga insieme diritti e doveri”. Lui aggiunge di non temere un eventuale no di Bruxelles e lo dice nelle ore che separano Palazzo Chigi dall’attesa della risposta europea, contenuta nella famigerata ‘lettera’: “La lettera dall’Europa? Quante ne ha mandate l’Europa in questi anni? Almeno a quattro-cinque paesi. Praticamente sempre, è fisiologico”. Non può mancare una stoccata all’avversario di referendum ma pure di partito, Massimo D’Alema, al quale invia un messaggio al fulmicotone a proposito della polemica italiana sull’endorsement di Oltreoceano: “C’è chi si tiene quello di Obama e chi si tiene quello di D’Alema...”. 

Renzi minaccia la Ue con l'Ungheria, i rischi della legge di stabilità ko
Poi ribatte il tasto europeo per confermare la volontà di modificare le regole europee retaggio del passato e rilanciare il capitolo riforme non solo italiane ma anche per la ‘nuova’ Europa,
perché il concetto di fondo è che “un’Italia forte nel fare le riforme sarà più forte anche in Europa. Nel 2017 discuteremo del fiscal compact, votato nel 2012 da Monti, Berlusconi e Bersani. Si dovrà decidere se metterlo nei trattati. L’Italia più forte potrà dire la sua. Vorrei vedere anche le opposizioni impegnate su questo. Perché venirmi contro a prescindere?”, contrattacca il premier pensando ai suoi detrattori politici. Ma che dirà Bruxelles? Secondo gli spifferi di Intelligonews se sul capitolo migranti e terremoto l’Ue dovrebbe ‘comprendere’, pare più complicato lo stesso atteggiamento ‘soft’ sulla flessibilità nei conti pubblici. Oggi è giorno della 'letterina' da Bruxelles e sapremo se il premier supererà la prova o sarà rimandato a ... dicembre (referendum docet). 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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