Che fine ha fatto Gigi Proietti?

24 ottobre 2016 ore 15:42, intelligo
di Anna Paratore 


C’è un solo modo per definirlo, ed è artista completo. Attore, cantante, doppiatore, regista, musicista, poeta, autore… infaticabile e sempre ottimo in ognuna delle sue manifestazioni, capace di riempire i teatri sia come interprete di una commedia musicale che come “one man show”. Lui è Gigi Proietti, ed è già una leggenda.
Luigi Proietti, per tutti Gigi, nasce a Roma nel 1940, nel bel mezzo di una guerra devastante. All’epoca la famiglia, il padre Romano e la Mamma Giovanna Ceci, abitano in via di sant’Eligio, nel cuore della città a due passi dal Tevere e dal Vaticano, ma provengono dall’alto Lazio lei e da Amelia, in Umbria, lui. Ma il palazzo è pericolante e presto vengono sloggiati.  Per un po’ la famiglia si arrangia nello scantinato di un albergo, poi ottiene una modesta abitazione al Tufello, una borgata romana. Le condizioni di vita sono modeste anche dopo la guerra, ma papà Romano e mamma Giovanna cercando di non far mancare nulla al loro Gigi che sognano laureato, felicemente sposato con numerosa prole e ben inserito nel tessuto sociale, al minimo dirigente statale con stipendio sicuro ogni 27 del mese o, se va proprio bene, magari onorevole.

Un po’ quel che sognerebbe un qualsiasi padre onesto e galantuomo per il proprio figlio negli anni ’50, quelli della ricostruzione dopo la guerra, e del boom economico. Solo che Gigi è interessato a tutt’altro. Fin da ragazzino ha una vera e propria passione per la musica. Impara a suonare il piano, la fisarmonica, la chitarra e il contrabbasso che è la sua vera passione. Trascorre il tempo libero con
Che fine ha fatto Gigi Proietti?
amici che suonano con lui e insieme mettono su un complessino senza pretese che si esibisce nei dancing, giusto per tirare su qualche soldino che permetta a tutti loro di non gravare troppo sui genitori.  Il complesso si chiama Gigi e i Soliti Ignoti – sulla scorta del celeberrimo film di Monicelli – e quando si esibisce suona spesso per tutta la notte, rendendo la vita universitaria di Gigi, che nel frattempo dopo il diploma classico si è iscritto a giurisprudenza, parecchio complicata. 
Di quegli anni, racconta il grande attore, gli è restata in mente l’agonia di via Veneto, come la definisce lui, nel periodo in cui la Dolce Vita si avviava alla fine, e i turisti che arrivavano volevano solo un Rome by night che consisteva in una visita in un locale di streap-teese e una consumazione. "Era un altro mondo dove i fiumi di champagne erano sostituiti dai fiumi di imprecisati liquidi. Una volta un cliente, mi pare un americano, scrutò attentamente l'etichetta della bottiglia: c'era scritto grande "Rouge et Noire" e sotto, piccolo piccolo, "Fratelli Capocci, Genzano", narra Gigi in un’intervista rilasciata a Antonio Gnoli per La Repubblica. 
Ed è proprio in quel periodo, quando il successo non è ancora a portata di mano, e Gigi è solo un giovanotto di belle speranze alto, dinoccolato e con un bel naso importante, che conosce quella che poi sarebbe diventata la donna della sua vita con cui ancora oggi, mezzo secolo dopo, condivide tutto, comprese due splendide figlie, sebbene i due non si siano mai sposati. Lei si chiama Sagitta, è svedese, bionda, e per vivere all’epoca di quell’incontro, fa la guida turistica. Finalmente, poi, arriva la prima scrittura in teatro. Gigi viene notato da Giancarlo Cobelli con cui sta frequentando un corso di mimica del Centro Universitario Teatrale,  che lo scrittura per il Can Can degli Italiani (1963). Sebbene sia uno spettacolo d’avanguardia, mette in condizione Gigi di cominciare a farsi conoscere. Arrivano, infatti, altre scritture, via via sempre di maggior spessore, fino ad ottenere ruoli da protagonista in diversi spettacoli messi in scena dal Teatro Stabile de L'Aquila, tra cui Il dio Kurt di Alberto Moravia e Operetta di Witold Gombrowicz.      
Ormai l’università è stata accantonata a 6 esami dalla laurea, ma gli anni ’70 partono sotto grandi auspici allorché Gigi viene chiamato a sostituire niente di meno che Domenico Modugno nella commedia musicale di Garinei e Giovannini Alleluja brava gente. Dopo aver recitato nel 1974 il ruolo di Neri Chiaramantesi nel dramma di Sem Benelli La cena delle beffe, accanto a Carmelo Bene e Vittorio Gassman, nel 1976 stringe un proficuo sodalizio con lo scrittore Roberto Lerici, insieme al quale scrive e dirige i suoi spettacoli, rimasti nella storia, A me gli occhi, please (1976), riportato in scena nel 1993, 1996 e nel 2000, in una memorabile performance allo Stadio Olimpico della sua città natale, oltre a Come mi piace (1983), Leggero leggero (1991) e, per la televisione, Attore, amore mio (1982) e Io, a modo mio (1985).              
Dicono di lui che “In questi spettacoli Proietti, totalmente privo di guida registica, ha modo di scatenare la sua verve attoriale come monologhista, cantante, imitatore, ballerino, in estenuanti tour de force che ottengono un dirompente successo di pubblico; dalle 6 serate inizialmente previste si superano agevolmente le 300, con oltre 2000 spettatori di media a riempire i teatri tenda ed i palasport di tutta l'Italia, ammirato e stimato anche da importanti personalità come Federico Fellini (il quale dapprima pensa a lui per il ruolo di Giacomo Casanova nel suo film Il Casanova di Federico Fellini, poi assegnato a Donald Sutherland e del quale sarà un efficace doppiatoreW).  Sempre a Gnoli su Repubblica,riguardo “A me gli occhi, please?” e al grande successo che ottenne, Gigi dice:” Non lo spiego, non sarei in grado di farlo. Esordimmo a Sulmona e poi arrivammo a Roma, un po' per caso. Nei due anni che lo tenemmo in cartellone fu visto da mezzo milione di persone. Perché? Boh. Piaceva la contaminazione dei generi, il comico e il drammatico che si alternavano e poi era come se quella grande tenda, dove si svolgeva lo spettacolo, fosse diventata una sorta di isola felice. Eravamo alla metà degli anni Settanta. Anni orribili, segnati dai morti e dal fanatismo, non così diversi da quelli odierni. Allora, la gente trovò rifugio in quel teatro. Nessuno avrebbe scommesso una lira sul suo successo. Forse l'unico a crederci davvero fu Lerici. Aveva visto lungo".        
Da quel punto in po’, la carriera di Gigi Proietti è inarrestabile. L’attore esordisce anche al cinema e, nemmeno a dirlo, è ancora successo. Recita in Il nostro campione, diretto nel 1955 da Vittorio Duse, L'urlo di Tinto Brass, quindi partecipa a film di Bolognini, Monicelli, Petri e Magni, ma soltanto Alberto Lattuada gli offre un ruolo drammatico nel film Le farò da padre , nel 1974. Negli anni settanta recita come protagonista assoluto nei film Gli ordini sono ordini (1970), Meo Patacca (1972), Conviene far bene l'amore (1975), Languidi baci, perfide carezze (1976). Notevoli sono anche le partecipazioni comprimarie in film di rilievo come La proprietà non è più un furto (1973) di Elio Petri, L'eredità Ferramonti (1976) in un memorabile duetto con Anthony Quinn, e soprattutto in Casotto (1977 insieme a Ugo Tognazzi e una giovanissima Jodie Foster.   Ma la grande consacrazione cinematografica arriva nel 1976 con il ruolo brillante che fuor di ogni dubbio diventa il suo più celebre, ovvero quello dell’indossatore Bruno Fioretti, detto Mandrake, nella pellicola di Steno Febbre da cavallo, una commedia nata senza pretese destinata a diventare un cult del cinema comico e della commedia all’italiana.   Il film avrà anche un sequel nel 2002, Febbre da cavallo – La Mandrakata, diretto dai Vanzina, con cui lavorerà anche in Le barzellette (2004), Un'estate al mare (2008), Un'estate ai Caraibi (2009) e La vita è una cosa meravigliosa (2010).        
In tutto questo non poteva mancare la TV, dove interpreta decine di sceneggiati televisivi e commedie, tutti di grande successo, ma dove si esibisce anche come conduttore e perfino come regista.  Tra tutti citiamo Il Maresciallo Rocca,  una serie televisiva di travolgente successo che supera anche i 10ml di spettatori a puntata, e che andrà avanti per ben 5 stagioni. 
Ultimamente, ha pubblicato anche un libro, un'autobiografia intitolata Tutto sommato qualcosa mi ricordo. Tra ricordi e aneddoti, l'attore ripercorre la sua storia personale e professionale, «intrecciando le gioie della vita e quelle del palco e lasciando sempre sullo sfondo la sua Roma, città eterna e fragile, tragica e ironica, cinica e innamorata».  Attualmente è come al solito impegnato in uno dei suoi tantissimi lavori. Sicuramente, un altro successo.

autore / intelligo
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