Borghesi piccoli piccoli? Meglio proletari...

24 settembre 2013 ore 14:35, intelligo
di Francesco Martire
Borghesi piccoli piccoli? Meglio proletari...
“Vecchia  piccola borghesia per piccina che tu sia….” Così iniziava l’irriverente ballata di un cantautore “ideologico”  degli anni 70. Piccina certo, ma di soldi! Il cantautore intendeva con l’ironia sminuirne  il valore storico/culturale. Grave errore, poiché nonostante  le toppe al sedere (cugina povera della media borghesia) è stata da sempre protagonista nella storia dei popoli (Gramsci suo malgrado docet!). Aggiungasi che ha fornito al mondo  la maggior parte degli uomini di genio. “Povera ma bella” potremmo dire. Ma oggi si presenta  esausta, travolta dalle miriadi di bollette e cartelle esattoriali che le piovono addosso come bombe d’acqua, alza le mani, si arrende, stanca dei batticuore ad ogni arrivo del postino. Non che pretenda molto dalla vita: solo vorrebbe vivere più serenamente la sua atavica ristrettezza. Si perché  a rovinarle la festa ci si mettono anche i modelli (ISEE): “indicatori  istituzionali  che certificano i parametri della  situazione economica” ponendo  tale fascia sociale  sullo scomodo filo dell’equilibrista, tra povertà e presunta agiatezza. Giusto per orientarci  con qualche numero: il 730  della  categoria  si attesta  su uno Scaglione di reddito (Irpef) che va dai 15 ai 28mila euro, ma anche oltre in presenza di particolari condizioni familiari (figli numerosi,persone con handicap , presenza di anziani,figli studenti ecc.). Sta di fatto che  tale fascia reddituale, al di là di calcoli più minuti,  non consente  di usufruire  di benefit  assistenziali  o sconti su bollette energetiche, nettezza urbana, trasporti pubblici, tasse scolastiche, ticket sanitari, diritto allo studio, bonus abitativi, edilizia popolare  e l’elenco potrebbe protrarsi. Vale a dire che il contribuente piccolo borghese paga ogni servizio e consumo a prezzo pieno vivendo nel panico quando stipendi e pensioni vanno in dissolvenza a neanche fine del mese! Un paradosso socio-politico?  Sicuramente! E allora? Dato fondo ai piccoli sudati risparmi (ammesso che vi siano) qual è la prospettiva? La rinuncia a consumi e servizi e il ritorno all’età della pietra o ingrossare le file alle mense della Caritas (già se ne vedono i primi segnali)? Destino ingrato: dopo tanta gloria e tanto valore espresso  nelle vicende umane, questo scampolo di popolo viene relegato in margine dagli inumani e freddi algoritmi della macchina fiscale. Al piccolo borghese come ultima spiaggia non rimane che invocare provocatoriamente (ma neanche tanto)  la retrocessione  a “fascia sociale debole” sperando in una più equa rimodulazione del Welfare. Ben si confà  all’argomento  l’aforisma : “Meglio essere commiserati da poveri che invidiati da ricchi senza esserlo”.
autore / intelligo
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