Vilipendio al capo dello Stato, dopo Storace anche Bossi condannato

24 settembre 2015, intelligo
Vilipendio al capo dello Stato, dopo Storace anche Bossi condannato
Umberto Bossi condannato a 18 mesi di reclusione per vilipendio al capo dello Stato. Lo ha deciso il tribunale di Bergamo che ha condannato l’ex segretario della Lega anche al pagamento delle spese processuali, mentre i giudici hanno respinto la richiesta avanzata dal pubblico ministro dell’aggravante con “fini di discriminazione etnica”. 

LA VICENDA. I fatti al centro del procedimento giudiziario risalgono al 29 dicembre del 2011, quando durante la manifestazione “Berghem Frecc” ad Albino, in provincia di Bergamo, il Senatur usò toni molto accesi nei confronti dell’allora presidente delle Repubblica Giorgio Napolitano e del premier Mario Monti. I video e le foto di Bossi che faceva il gesto delle corna e le parole contro Napolitano fecero il giro del mondo suscitando polemiche e indignazione, al punto che alcuni cittadini decisero di denunciare il fatto presentando esposti in diverse procure. Si mise così in moto la macchina giudiziaria che lo scorso giugno portò al rinvio a giudizio per Bossi. 

Secondo il legale del Senatur, Matteo Brigandì, i fatti avvennero in un clima “politicamente pesante, di astio” e nel contesto di “una situazione di natura politica coerente con l'attività svolta” da Bossi. Per questo ha chiesto che il Tribunale “valutasse l'insindacabilità dei fatti”. 

IL PRECEDENTE. Nel giugno 2001 l’ex senatore leghista venne condannato a un anno e quattro mesi oltre al pagamento delle spese processuali dal tribunale di Como, per vilipendio alla bandiera. In quel caso, secondo i giudici, nella la serata conclusiva della festa di partito della Lega Lombarda del 1997, “volgendo lo sguardo alla bandiera nazionale esposta sulla vicina scuola statale iniziò il proprio discorso con le espressioni ‘quando vedo il tricolore io m'incaxxo. Il tricolore lo uso soltanto per pulirmi il cuxx’. Espressioni che vennero ascoltate non solo dai presenti ma anche dai carabinieri di Cantù impegnati nel servizio d'ordine in borghese, che poi hanno riferito l'episodio in dibattimento.  Il Tribunale di Como concesse il beneficio della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale. Il 15 giugno 2007 la Prima sezione penale della Cassazione, respingendo il ricorso presentato dalla difesa, lo ha condannato in via definitiva. 

In un secondo momento, vennero apportate alcune correzioni all'articolo 292 del Codice Penale alla voce “Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato”. Con l’articolo 5 della Legge 24 febbraio 2006, n.85 “Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione”, per Bossi la pena fu commutata nel pagamento di una sanzione di tremila euro. 

IL CASO STORACE. E’ il novembre 2014. Per il medesimo reato Francesco Storace fu condannato a 6 mesi. Il giudice monocratico Laura D'Alessandro, nella sentenza riconobbe le attenuanti generiche e dispose la sospensione della pena. Attenuanti concesse alla luce della “condotta dell'imputato” che si era recato dal “presidente per chiedere scusa”. Tuttavia, siccome il reato si era “verificato”, non poteva “essere riconosciuta l'immunità parlamentare” per le espressioni usate da Storace all’indirizzo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano considerate “pesanti, insultanti e aggressive perché” offensive dell’istituzione “che rappresenta l'Unità d'Italia”. 

autore / intelligo
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