L'editto di Renzi sui talk show è made in Berlusconi

24 settembre 2015, Americo Mascarucci
Ai tempi di Silvio Berlusconi si parlò di "editto bulgaro " perché l' allora premier l' anatema contro i talk show lo lanciò da Sofia.

L'editto di Renzi sui talk show è made in Berlusconi
Stavolta l' editto è romano visto che è stato lanciato dalla direzione nazionale del Partito Democratico. Nel mirino di Berlusconi ci erano finiti Santoro e Biagi, in quello di Renzi ci sono Massimo Giannini e Giovanni Floris, gli sfidanti del martedì sera. Renzi non ama né Ballarò di Raitre, né diMartedi de La7 perché a suo giudizio parlerebbero troppo dei problemi dell' Italia e poco, o per niente, delle cose che vanno bene. 

Renzi addirittura esulta nel sapere che i due programmi hanno registrato meno ascolti dell' ennesima replica di Rambo. In altri tempi l' indignazione sarebbe stata molto ampia,  i sindacati della stampa, iniziando dall' Usigrai, sarebbero scesi in piazza, denunciando il tentativo di imbavagliare la libertà di informazione. Non avvenne soltanto con Berlusconi contro il quale si sprecarono i girotondi alla Nanni Moretti, ma in epoche più lontane contro la Dc che aveva attaccato i programmi di Santoro definiti da Mino Martinazzoli  "fumerie d' oppio ". 

Oggi stranamente la dichiarazione di Renzi sembrerebbe aver urtato soltanto i diretti interessati, ossia i conduttori dei talk. Per il resto silenzio dal mondo politico, silenzio dai sindacati dei giornalisti, silenzio dai paladini della Costituzione, delle libertà civili. È la "normalizzazione " del Paese targata Pd, fondata sull' assuefazione a quello che è ormai considerato "l' autoritarismo renziano? ". L' assuefazione a quella politica del bavaglio a tutti e per tutto, alla minoranza Pd, come ai sindacati e dunque anche alla stampa? Un bavaglio "democratico" come il nome del partito che lo promuove ? 

Ma l'Italia presentata dai talk show non è in fondo la stessa di quando c' era Berlusconi o di quando c' era la Dc, con la gente sempre eternamente insoddisfatta? Il paese reale sempre contrapposto al paese virtuale ? In epoca pre renziana il paese reale era quello della gente indignata che lamentava del posto di lavoro che non c' era, della criminalità dilagante, della gente che dormiva sotto i ponti, mentre il paese virtuale era quello di Berlusconi che vedeva i ristoranti pieni. Oggi nell' era renziana il reale non è più ciò che si vede ma ciò che si ritiene di voler vedere, il paese delle meraviglie ? E allora anche i talk show con il loro pessimismo è bene mandarli in pensione, tanto c' è sempre Rambo ad offrire una alternativa. Almeno fino a quando la disperazione non spingerà  il cittadino a diventare Rambo davvero. 

E in quel caso si correrà  pure il rischio di non avere più né un Santoro, né un Giannini, né un Floris cui attribuire la responsabilità di aver "piazzato le folle ". 
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]