Viaggio in Usa: il Papa che piace ad Obama. Ecco perché

24 settembre 2015, Americo Mascarucci
Viaggio in Usa: il Papa che piace ad Obama. Ecco perché
“Guai a fare della croce un vessillo di battaglie mondane”. Così Papa Francesco ha parlato ai vescovi americani riuniti nella cattedrale di San Matteo a Washington in occasione della visita apostolica del Pontefice negli Stati Uniti. C’era grande attesa per le parole che Bergoglio avrebbe pronunciato davanti ad un episcopato in larga parte “ostile” alle svolte papali. 

Negli Stati Uniti infatti da parte dei cattolici è molto sentita la battaglia sui temi etici, in particolare contro l’aborto, argomento che in questi anni ha contrapposto spesso i vescovi ai governanti locali. La freddezza dell’episcopato nell’incontro con il Pontefice, a sentire i bene informati, era palpabile, si avvertiva in ogni minimo dettaglio. Francesco ha quindi deciso di parlare chiaro e puntare chiaramente il dito su quelli che sono i nodi che dividono il Vaticano dai prelati statunitensi. 

Ecco quindi che come era inevitabile è partito l’affondo contro quelle che Bergoglio considera le “crociate”, alimentate dalle “ossessioni” dei vescovi e del clero americano. Da qui quindi il richiamo ad una croce che non deve diventare vessillo di “battaglie mondane”. Ma è mondanità difendere la vita umana dal concepimento alla morte naturale? E’ mondanità sostenere che non possono esistere famiglie formate da persone dello stesso sesso? E’ ancora mondanità sostenere che un figlio deve nascere in un contesto familiare naturale ossia con un padre ed una madre? 

Tutti temi questi sconvolti dall’agenda Obama che è apparsa imbevuta di spirito relativista, nichilista e anti-cattolico, con il Papa chiaramente percepito dal presidente Usa, non come il capo della Chiesa e quindi una guida spirituale e morale universale, ma piuttosto come un importante interlocutore politico, il leader di una sinistra ambientalista, pacifista, antagonista, più interessata alle emissioni di CO2 che al numero sempre più elevato di bambini che non vedono la luce in America a causa dell’aborto. 

Il Papa che “bacchetta” i vescovi Usa intimandogli di non intraprendere crociate mondane, è il Papa ideale per chi come Obama ha sempre mal sopportato i richiami dei cattolici alla difesa dei valori etici. Valori che Bergoglio compensa in un grande calderone, mettendo dentro di tutto e di più, unendo le vittime dell’aborto ai bambini che muoiono sotto le bombe, che annegano nei mari mentre fuggono sui barconi nel Mediterraneo, che muoiono di fame nei paesi poveri. Poco importa se poi i bambini annegati o morti sotto le bombe siano purtroppo una conseguenza di una guerra, mentre i bambini non nati, ossia uccisi dall’aborto, siano il frutto di una precisa volontà egoistica dell’individuo e soprattutto di leggi statali che incentivano il ricorso a certe pratiche. 

La croce dunque non deve diventare un vessillo e questo è sicuramente vero, ma è forse meglio una Chiesa silente e rassegnata, eternamente orientata ad un dialogo che porti sempre e comunque ad una soluzione modello “male minore”? O che magari renda del tutto inutile o superfluo l’impegno dei cattolici nella vita pubblica e nei contesti sociali? 

Diversi analisti hanno evidenziato come Francesco è fuor di dubbio che riscuota molte più simpatie fra i laici e i non credenti piuttosto che fra il clero, e questo è considerato un motivo di vanto. Non è invece il segno tangibile di una Chiesa che si sente senza guida, sbandata o peggio ancora abbandonata a se stessa soprattutto nel confronto con un mondo ostile?
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