Borsa cinese a picco: tempesta in un bicchiere d’acqua. Cosa c'è dietro

25 agosto 2015, Luca Lippi
Borsa cinese a picco: tempesta in un bicchiere d’acqua. Cosa c'è dietro
Partiamo dal presupposto che in finanza nulla si distrugge, piuttosto si crea e in continuazione. I famosi miliardi che le Borse brucerebbero in realtà sono solo trasferimenti di capitali, quindi niente panico!

Fino a ieri andava tutto bene e ora tutto è cambiato, piuttosto inverosimile. L’invito era quello di gettarsi a capofitto sui mercati europei perché lo stato di salute dopo gli scossoni cinesi del mese scorso avrebbero indicato la necessità di rifugiarsi in porti più sicuri.

Il nostro Carlo Cottarelli dal Fmi ci dice: “Le politiche monetarie sono state molto espansive negli ultimi anni e un adeguamento è necessario … E ‘assolutamente prematuro parlare di una crisi in Cina”. Nella stessa conferenza stampa ribadisce una previsione del FMI per un’espansione del 6,8 per cento per l’economia cinese quest’anno, al di sotto della crescita del 7,4 per cento raggiunta nel 2014. Uno 0.6% di correzione non è certo un dato che possa giustificare il panico di cui parlano i giornali.

La strategia quella di creare incertezza, difficile da controllare (a parte i padroni del vapore ovviamente) e l’estate è sempre il periodo migliore per creare queste situazioni: è la Storia della Finanza da quando la Scienza Economica ne ha delineato i contorni.

Scarseggia la liquidità e quindi il panico riesce ancora meglio che in situazioni normali, la responsabilità la danno ai mercati asiatici ma è pateticamente falso. 

Qualche numero per gli appassionati: i mercati asiatici valgono appena il 15/20 % dell’export europeo o americano. Pochi sanno che oggi le società americane dell’indice principale sono coinvolte verso l’Asia solo per il 14 % dell’indice S&P500 e l’export riguarda solo il 20 % circa, quelle europee hanno gli stessi numeri. È la classica tempesta in un bicchiere d’acqua.

Un assaggio per far comprendere meglio cosa sta accadendo; la Cina da anni sta progettando/accompagnando lo yuan verso la piena e libera convertibilità sul mercato della moneta e conseguentemente la sua trasformazione in moneta di riserva mondiale, quantomeno al pari del dollaro.

Questa trasformazione necessita di diversi passaggi obbligati:

-  Accumulo di enormi riserve d’oro.

-  Firma di contratti bilaterali (currency swaps) con altre banche centrali per l’utilizzo dello yuan (e della moneta della controparte) negli scambi commerciali bilaterali.

- Vi è stato il tentativo di accrescere il proprio “peso azionario” nel FMI, tentativo fino ad ora fallito a causa del veto USA.

- La Cina in alternativa, ha allora costituito la New Developement Bank con i paesi “Brics” e la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture. Queste due istituzioni sono un’aperta sfida al Fmi e all’egemonia statunitense in questa istituzione.

In questo contesto, c'è stato il veto da parte del Fmi di introdurre lo yuan nel basket dei Diritti Speciali di Prelievo (Special Drawing Rights) del FMI. L’entrata tra le monete che compongono gli Sdr sarebbe stata una bella legittimazione per lo yuan nella sua ambizione di diventare moneta globale. Gli USA che vogliono che il Dollaro sia l’unica moneta “indispensabile” hanno bloccato questa richiesta. Ecco perché il governo cinese ha svalutato del 2% la sua moneta sul dollaro circa tre settimane fa e ora sta cercando di difendersi dal Fmi.

C’è una guerra valutaria in corso e i territori di conquista sono gli scambi commerciali e il dominio su questi ultimi a suon di trasferimenti di denaro.

Entreremo più nel particolare in futuro, allo stato attuale niente panico!

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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