Stangata d’autunno: 1760 euro a famiglia tra scuola, casa e bollette

25 agosto 2015, Luca Lippi
Stangata d’autunno: 1760 euro a famiglia tra scuola, casa e bollette
Qualche italiano è riuscito a permettersi pochi giorni di vacanza, tanto movimento ma pochissima spesa, troppe auto sul ciglio delle strade perché in “disordine” causa il taglio delle manutenzioni, moltissimo “struscio” nelle località di villeggiatura con i panini in mano e ridotti periodi di permanenza. Boom dei B&B e case vacanza oltre i ricongiungimenti in case di famiglia, stipati, tanto per consentirsi l’illusione di un’evasione dai problemi quotidiani che ormai attanagliano lo stato d’animo; unico dato positivo una salutare e costruttiva ripresa dei rapporti sociali.

Tuttavia c’è il rientro, e non è mai piacevole per diversi motivi, uno su tutti la stangata d’autunno dietro la porta di casa.

Nei mesi di settembre, ottobre e novembre le famiglie dovranno comunque sostenere pesantissimi costi, l’Osservatorio Nazionale dei Consumatori in una nota fornisce il conto medio della stangata senza scendere nei particolari, ormai è chiaro che la sostanza regna sovrana sulle singole voci di spesa e “la Civetta” ne condivide lo spirito.

L’impatto complessivo della spesa autunnale per le famiglie calcolato dall’Osservatorio non comprende le spese per alimentazione e abbigliamento, quindi il dato è assai più “cruento” di quanto manifestato dagli importi.

Scuola: libri più metà del corredo si prevede una spesa di 788,70 euro.

Tasi: seconda rata, 117,03 euro.

Bollette: (acqua, luce, gas, telefono) 455 euro.

Tari: seconda rata, 143,00 euro.

Riscaldamento: (prima rata) 256,50 euro.

Totale: 1.760,23 euro.

Qualche considerazione per far comprendere meglio le problematiche che accompagnano questo delicato periodo dell’anno; il potere d’acquisto delle famiglie dall’inizio della crisi si è ridotto di oltre il 13%, il peso della stangata autunnale pesa sui bilanci delle famiglie molto più di quanto rilevabile numericamente. A questo deve aggiungersi l’elevato tasso di disoccupazione giovanile che costringe una larga fetta generazionale a pesare sulle famiglie di origine contraendo la spesa per consumi a danno di una qualunque fantomatica ripresa. 

Si ribadisce che i consumi sono fondamentali per la crescita del Pil, e si ribadisce anche che per far ripartire l’occupazione è necessaria la crescita del pil minimo del 2%. 

Nelle condizioni attuali siamo in una situazione di emergenza sconfortante che contrasta gli strali governativi su tutte le dichiarazioni di “ripresa”. Continue stangate e salassi economici sui consumatori deprimono la domanda di mercato ed è quindi necessario che il governo produca sforzi a deficit per ricostituire il tessuto economico soprattutto sviluppando progetti per infrastrutture e innovazione tecnologica.

Rimanere ancorati al parametro del 3% e illudendo il mercato con inutili iniezioni di liquidità senza promuovere investimenti strutturali crea il “nulla” assoluto!


Seguici su Facebook e Twitter

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]