La Boschi "scivola" sul mercato del lavoro tra disoccupati e posti in più

25 agosto 2015, Luca Lippi
La Boschi 'scivola' sul mercato del lavoro tra disoccupati e posti in più
Ormai la discussione sulla situazione occupazionale del nostro Paese sta assumendo contorni singolari; la lettura dei dati sull’occupazione è piuttosto complicata, e spesso crea diversi incidenti (voluti o involontari) da parte di presidenti del Consiglio (tutti) e oppositori politici (tutti).

Ultima in ordine di apparizione c’è anche Maria Elena Boschi che dice: “Per la prima volta dopo sette anni in cui aumentava la disoccupazione - quindi diminuivano i posti di lavoro - nei primi mesi di quest'anno c'è stata una inversione di tendenza: cala la disoccupazione e aumentano i posti di lavoro”.

Esiste il “calcio di agosto” ed esiste anche la “politica di agosto”, quindi cerchiamo di correggere il tiro analizzando i dati correttamente.

Non è vero (in senso assoluto) che un aumento della disoccupazione porti ad un conseguente calo dei posti di lavoro, agli occupati e ai disoccupati vanno aggiunti i cosiddetti "inattivi", che possono trovare lavoro o decidere di cercarlo, e quindi ingrossano le fila degli occupati o dei disoccupati senza conseguenze sull'altra categoria.

Riguardo l’inversione di tendenza: a cavallo tra il 2014 e il 2015 il tasso di disoccupazione era sceso al 12,4%, dopo aver toccato il 13% nel novembre dell'anno scorso. A giugno di quest'anno però il tasso è risalito al 12,7%, conquistando subito il titolo di quinto peggior risultato mensile dal 2008.

Non si può effettivamente attribuire ai primi mesi del 2015 una marcata inversione di tendenza, anche se il tasso di disoccupazione del 12,4% rappresenta una riduzione rispetto al trimestre precedente e allo stesso trimestre del 2014. Dunque, più che di una vera inversione di tendenza, si può sostenere che a inizio 2015 vi sia stata una sostanziale stabilizzazione della disoccupazione attorno al 12,4-12,7% già a partire da fine 2013.

Riguardo i “posti di lavoro”, è corretto concentrarsi sugli occupati e non sui posti di lavoro. Il numero degli occupati è infatti aumentato nel primo trimestre 2015 rispetto allo stesso trimestre del 2014 (+133 mila occupati) ma non si tratta di un fatto eccezionale, altre volte si è registrata una variazione positiva rispetto all'anno prima. Ciò non toglie che il 1° trimestre 2015 è stato il terzo peggior periodo per l'occupazione dal 2008, sia per tasso di occupazione (55,5%) sia per numero di occupati. I dati mensili più recenti mostrano ancora un andamento altalenante dell'occupazione!

Non è neanche la prima volta che cala la disoccupazione e aumentano i posti di lavoro; nel primo trimestre 2011 la disoccupazione passò al 7,9% (era 8,4% nel primo trimestre del 2010) e l'occupazione aumentò di 116 mila unità; nel secondo trimestre 2011 la disoccupazione calò di sei punti decimali rispetto al secondo trimestre 2010 e il numero di occupati aumentò di 56 mila unità. Seguì un drastico peggioramento per entrambi gli indicatori. 

A inizio 2015 la disoccupazione è calata rispetto allo stesso trimestre del 2014 e al contempo è aumentata l'occupazione, un segnale “visivamente” positivo. Non si tratta però della prima volta (lo abbiamo appena visto) in cui si verifica tale combinazione. 

Non si può parlare, dunque, di "inversione di tendenza", anche perché i dati dell'occupazione e la disoccupazione non mostrano ancora una decisiva ripresa del mercato del lavoro.

Anche il ministro per le Riforme costituzionali scivola sul terreno insidiosissimo della interpretazione dei dati. Non possiamo affermare che il ministro abbia formulato una dichiarazione errata, sicuramente però possiamo rilevarne l’audacia!

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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