Mercati: la Cina taglia i tassi e l'Europa riprende fiato

25 agosto 2015, Luca Lippi
Mercati: la Cina taglia i tassi e l'Europa riprende fiato
E’ opportuno anticipare che questa riflessione non è affatto uno stimolo o un’indicazione per compiere operazioni sui mercati finanziari, è solamente una riflessione e un’analisi generica lontanissima dalla tecnica necessaria per pianificare azioni operative.

L’SSE Composite (indice di riferimento della Borsa di Shanghai) ha segnato un altro crollo portandosi sotto quota 3000 punti, tuttavia il bilancio negli ultimi dodici mesi rimane positivo a +32,9%, è decisamente elevato!

Il movimento della Borsa cinese ricalca esattamente il fenomeno occorso al Nasdaq nel 2000, in tutti e due i casi (anche se in tempi diversi) l’impennata delle quotazioni si verifica senza il conforto dei dati economici del Pese. 

Le motivazioni dell’impennata sono diverse, per il Nasdaq fu determinante l’odore dei titoli legati a internet (Amazon, Google, Apple…) nonostante fossero nello stato embrionale; per la borsa asiatica invece è stata pura speculazione, un tentativo di diventare ricchi senza lavorare (impossibile)!

In entrambe i casi assistiamo al miraggio, e se è vero, come è vero, che in Borsa si studia per anticipare i movimenti (un pò guardare il futuro), è altrettanto vero che la “palla di vetro” non esiste, e quindi tentare di anticipare troppo provoca bolle destinate ad esplodere. Tuttavia esplode il nulla perché sul nulla si è costruito un movimento e gli speculatori (assai capaci) approfittano per rastrellare denaro nelle tasche di sprovveduti che presi singolarmente valgono poco e niente, ma messi tutti insieme sono un “mare di gocce” ghiottissimo.

Qualcuno, poi, afferma che al traino crollano tutte le altre Borse, ma come dicevamo stamattina, questo è falso. Gli speculatori sono un potentato anche loro, e hanno forza per 'orientare' l’informazione e innescare il panic-selling che necessita ai “rastrellatori di spiccioli” per arricchirsi.

Le Borse sono tutte molto sopravvalutate, il drastico ridimensionamento dei rendimenti di titoli di stato e delle obbligazioni in generale ha convogliato molta liquidità nelle Borse, e questo ha creato una distorsione della “domanda” creando l’aumento sconsiderato dei prezzi.

I listini dovranno necessariamente sgonfiarsi perché in finanza regna la matematica e non c’è troppo spazio per escursioni fantasiose, prima o poi tutto torna al suo posto. 

Questo procedimento è già in azione, e la retromarcia è talmente frettolosa che qualche comparto ha subito penalizzazioni troppo severe. Il riferimento è al comparto petrolifero; durante la crisi del 2008 il crollo del prezzo del greggio passò in sei mesi dai massimi raggiunti a luglio, oltre quota 140 dollari, ai minimi del gennaio 2009 intorno ai 43 dollari, un calo di circa il 70%. 

Tornando ai giorni nostri in un arco temporale decisamente più lungo (14 mesi) il prezzo del Brent è passato da quota 110 dollari del giugno 2014 agli attuali 45 dollari, quindi un calo inferiore a quanto visto sette anni fa (meno del 60%). I titoli agganciati a questo comparto, i petroliferi, nel 2008 subirono penalizzazioni che sfiorarono il 33%, mentre oggi gli stessi titoli hanno subito una penalizzazione che sfiora il 40%.

E’ vero che nel 2008 si poteva ancora lavorare sulla leva dei tassi d’interesse, impossibile pensarlo oggi, ma è anche vero che nel 2008 il sistema bancario era assai meno solido di quello attuale (ricordiamo la crisi dei subprime).

Quindi c’è da aspettarsi un traino dei petroliferi che correranno in soccorso dei listini, del resto non è affatto “salutare” un prezzo del petrolio così basso. Dal punto di vista del risparmio energetico incide pochissimo (a questi prezzi i paesi in difficoltà dovevano vedere crescere il loro Pil a colpi da 2% a trimestre e invece…) mentre prezzi così bassi mettono in seria crisi un settore strategico come quello energetico.

Tornando alla Cina, non era pensabile che il Paese potesse sobbarcarsi tutta la crisi del mondo trainandone l’economia, è già moltissimo quello che sta facendo ed è sicuramente candidato a rimanere testa di serie per diversi decenni; era però inevitabile un rallentamento, che rimane invidiabile e invidiato da tutto il resto del mondo! Intanto può tagliare i tassi d’interesse, e i mercati occidentali devono solo ringraziare.

Se ne facciano una ragione i detrattori occidentali che non potendo arrivare all’uva dichiarano che è acerba.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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