Merkel in tour è anti-populismi e alla ricerca dell’Est perduto

25 agosto 2016 ore 11:38, Luca Lippi
Quello che emerge dall’incontro di Ventotene tra Angela Merkel, François Hollande e Matteo Renzi è soprattutto l’esigenza di contrastare le formazioni populiste che stanno minando l’unità dell’Europa più che l’Unione Europea. In concreto, si può mettere in discussione la politica troppo accentrata a Bruxelles e poco attenta alle esigenze dei singoli Paesi dell’Unione, ma non è certo il momento di entrare in contrasto abbandonando l’origine del progetto che è l’Unione, poi c’è sempre tempo per riformulare le modalità di integrazione.
Dunque per sconfiggere le derive populiste, per rimodulare le politiche di libera circolazione di merci e persone (in contrasto alla pericolosa chiusura delle frontiere) ma soprattutto per convincere i titubanti paesi dell’Est pronti ad aderire all’Ue, e che oggi si trovano combattuti in mezzo a una pletora di perplessità e sempre meno motivati a cedere troppa sovranità, la Merkel ha deciso di incontrare i rappresentanti dei Paesi dell’Est, quelli da cui arrivano più perplessità e reticenze a proseguire il processo di integrazione. Obiettivo: smorzare le tensioni esistenti e arrivare al summit a ventisette del prossimo 16 settembre a Bratislava nello spirito di maggiore cooperazione possibile.
La Merkel dichiara a margine dell’iniziativa: “Questa è una fase di ascolto, di comprensione e di apprendimento gli uni dagli altri così che possiamo davvero capirci e sviluppare un nuovo equilibrio con l’Unione europea a 27. Se si sbaglia dall’inizio e non si ascolta e si agisce tanto per agire, allora si possono fare molti errori”.
Prima tappa della cancelliera tedesca è Tallin in Estonia, dove ha incontrato il giovane premier Taavi Roivas, oggi incontrerà Bohuslav Sobotka, premier della Repubblica Ceca, e venerdì gli altri rappresentanti del gruppo di Visegrad  (lo slovacco Robert Fico, l’ungherese Viktor Orban e la polacca Beata Szydlo).

Merkel in tour è anti-populismi e alla ricerca dell’Est perduto

Da oggi è il lavoro più complesso giacchè il lavoro diplomatico qui verterà obbligatoriamente sull’ammorbidire la posizione dei quattro verso un approccio comune sul tema immigrazione. Risultato affatto scontato, visto che Budapest ha già messo in calendario per il prossimo 2 ottobre un referendum per dire no al programma di relocation europeo. 
Ci sarà anche da tentare di smorzare le tensioni con Varsavia, che resta nel mirino della Commissione Ue per le violazioni allo Stato di diritto e che pare tutt’altro che aperta a cedere altra sovranità a Bruxelles. Entro sabato Merkel incontrerà anche il primo ministro svedese, Stefan Löfven, il danese, Lars Løkke Rasmussen, l’olandese Mark Rutte, il finlandese, Juha Sipilä, il bulgaro, Boyko Borisov, lo sloveno, Miro Cerar, l’austriaco, Christian Kern e il croato, Tim Oreskovic.
Il 2017 troverà l’Europa alle prese con un cumulo di crisi, più o meno gestite ma irrisolte, circondata da una fascia d’insicurezza dall’Ucraina al Mediterraneo. Non si sa neppure quando sarà dato il via al negoziato su Brexit.  
Ma soprattutto l’annus horribilis dell’Europa ha un calendario d’elezioni foriero di incognite e capace di destabilizzare l’intero panorama politico: Olanda e Francia in primavera, Germania in autunno. 
L’Italia ha l’incognita del dopo referendum costituzionale dell’autunno 2016. L’incertezza della politica interna tocca i tre maggiori paesi dell’Unione post-Brexit e quattro dei sei paesi fondatori.  
L’imperativo categorico è far superare all’Ue, indenne, il percorso di guerra dei prossimi 16 mesi.
Il mini-vertice di Ventotene potrà essere considerato un successo solo nella misura in cui si trasferirà a Bratislava il 16 settembre. Per avere a bordo tutti, e soprattutto per avere la “stretta di mano” dell’Europa dell’Est, ci sarà molto lavoro da fare. 
Poi c’è anche da valutare la velocità che distacca economicamente l’Europa del Nord da quella del Sud, quindi il successo di Ventotene in superficie ha raccolto un successo, ma concretamente l’accordo fra i leader dei principali paesi, in questo caso soprattutto fra Germania e Italia, con un Hollande in sottotono anche per debolezza interna, è solo uno stimolo indispensabile ma non è affatto complementare alla politica economica di Bruxelles, i problemi rimangono!
Intanto i media tedeschi non hanno perso l’occasione per “deridere il vertice di Ventotene” e forse questo è il problema più importante, la spinta antieuropeista che emerge direttamente dal cuore dell’Ue. Un grande lavoro di tessitura interna ed esterna tocca alla cancelliera tedesca, poi potremo tornare a parlare di flessibilità, investimenti e immigrazione.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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