Terremoto Amatrice, sindaco di AP Castelli: "Marchigiani ce la faranno. Noi lì oltre i nostri compiti"

25 agosto 2016 ore 13:00, Americo Mascarucci
"Nel terremoto di Amatrice si è vista l'Italia migliore, l'Italia dei Comuni, l'Italia della solidarietà e dell'orgoglio. Un'Italia da difendere e preservare. Adesso la priorità è sistemare chi ha perso la casa".
A parlare è il sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli, impegnato a dare aiuto e assistenza ai comuni minori devastati dal sisma. Ad Intelligonews si dice convinto che "i marchigiani, come gli amatriciani, ce la faranno a risollevarsi e a ricostruire i loro luoghi"

Sindaco Castelli, cosa sta facendo il Comune di Ascoli Piceno per aiutare i comuni vicini devastati dal sisma?

"Mi consenta di evidenziare come in questa tragedia ci si stia accorgendo di quanto sia fondamentale non buttare nel cestino l’Italia dei comuni, di cui purtroppo ci accorgiamo soltanto quando la casa brucia o trema. L'Italia fatta di sindaci e cittadini uniti dall'appartenenza allo stesso campanile, che difendono la loro storia, la loro identità, il loro orgoglio di essere parte di una comunità. L'Italia fatta di gente che lavora giorno e notte senza sosta ma soprattutto senza guardare l'orologio o preoccuparsi del cartellino da timbrare. Questa notte, tanto per fare un esempio, da Ascoli Piceno la Polizia municipale è partita per Arquata dove ha portato litri di gasolio per consentire l'alimentazione dei gruppi elettrogeni e delle torri faro essenziali per consentire le operazioni di soccorso nelle ore notturne. Questa rete istituzionale fa parte della tanto bistrattata Italia dei comuni che qualcuno vorrebbe buttare al macero. La mia non vuole essere una polemica ma una semplice sottolineatura".

Ad Ascoli Piceno qual'è la situazione?

 "Ascoli non è stata colpita da episodi devastanti ma si è messa a disposizione dei comuni più piccoli. La nostra protezione civile da ieri staziona ad Arquata e persino i giocatori dell’Ascoli sono andati a scavare. C’è una questione di identità, questi territori, da Ascoli ad Arquata fino ad Amatrice, sono legati da una consuetudine storica di solidarietà e amicizia. Pochi minuti fa io stesso ho autorizzato in maniera illegittima il ritorno delle salme dall'ospedale di Ascoli ad Arquata. Avrebbe dovuto farlo il Comune di Arquata che però è distrutto. L'ho fatto io, assumendomi una responsabilità che non mi compete, ma in questo momento assolutamente necessaria". 

Sindaco, oggi è il giorno del pianto e del dolore ma lei pensa che, passato questo momento, gli ascolani troveranno la forza di risollevarsi e ricostruire i loro luoghi?

"La gente della nostra montagna è gente solida che negli anni 50 diede luogo ad una emigrazione verso Roma e Ascoli. Persone che ogni anno con i loro figli tornano però ad Arquata e dintorni perché il legame con la terra di origine non è mai  venuto meno pur a distanza di chilometri. Gente unita da sentimenti di amore e nostalgia per la loro terra. I marchigiani hanno orgoglio e volontà sufficienti per ripartire. Di questo sono certo".

Quali sono oggi le priorità della ricostruzione? 

"In questo momento la priorità, al netto delle macerie ancora da scavare, è dare pernottamento agli sfollati. Nelle zone terremotate fa freddo e ci si sta concentrando su questo. Il sindaco di un paese che si chiama Montegallo è riuscito praticamente da solo, ma nel rispetto dei livelli istituzionali, ad installare un villaggio di emergenza per oltre 300 persone su un totale di 580 abitanti, facendo arrivare container dall'Emilia. La priorità dunque è dare sistemazione a chi non ha casa per poi procedere alle necessarie opere di ricostruzione che si spera di portare in porto al più presto. Ma fino ad allora a queste persone andrà assicurata una sistemazione più che dignitosa".  
Terremoto Amatrice, sindaco di AP Castelli: 'Marchigiani ce la faranno. Noi lì oltre i nostri compiti'

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