Quella vecchia storia del "botto" rispolverata da Travaglio. La lettera del direttore dell'Agir a Padellaro

25 aprile 2013 ore 11:49, Marta Moriconi
Quella vecchia storia del 'botto' rispolverata da Travaglio. La lettera del direttore dell'Agir a Padellaro
Quella vecchia storia del “botto” preannunciato dall’Agenzia Repubblica. Travaglio ci ritorna su. E Ugo Dell’Amico, direttore dell'Agenzia, scrive a Padellaro.
Ad una settimana dalla pubblicazione sul Fatto Quotidiano di quella vecchia storia, che provocò nel 1992 la rinuncia di Giulio Andreotti a salire sul Colle, l’attuale direttore dell’ Agenzia Agir, Ugo Dell’Amico, ha inviato la seguente comunicazione (senza ottenere risposta per ora) ad Antonio Padellaro, responsabile del quotidiano. Pubblichiamo la lettera in questione.
Caro Direttore, il suo Fatto Quotidiano – che mi sembra essere l’espressione mediatica di una sinistra seria e libera – insiste nell’intervenire sull’assassinio del giudice Giovanni Falcone a Palermo sostenendo la tesi di un evento da collegare alle elezioni in quell’anno del Presidente della Repubblica. Andreottiani dissidenti, come il deputato Vittorio Sbardella, collaboravano in quel tempo con l’Agenzia Giornalistica Repubblica da me oggi diretta, i quali ci passarono tre giorni prima dell’infausto evento un articolo che costrinse Giulio Andreotti a ritirarsi dalla corsa al Quirinale poi vinta da Scalfaro. Avete insistito anche il 17 aprile scorso a firma Marco Travaglio, nel pieno delle elezioni presidenziali per la successione a Napolitano, quando era già stato distribuito dall’editrice Koinè il libro, con il titolo “La leggenda del Giornalista Spia”, dell’allora direttore (e fondatore nel 1957) dell’Agenzia Repubblica, Lando Dell’Amico, dove si spiega anche questo episodio del tutto fuori di ogni senso di criminalità o di intelligence. Collaborava del resto alla nostra pubblicazione anche l’eurodeputato andreottiano Salvo Lima, già sindaco di Palermo, assassinato da Cosa Nostra nello stesso periodo, quasi per una risposta ad una intervista alla nostra “strana agenzia di stampa”, così come si esprime il Fatto. Scrivevamo, è vero, di “un bel botto esterno, come ai tempi di Moro, a giustificazione di un voto di emergenza”, ma i botti a quei tempi, come del resto oggi, si verificano anche giornalisticamente. Ci voleva il Pm Antonio Ingroia, candidato “rivoluzionario” alle elezioni dello scorso febbraio, a dedicare a Lando Dell’Amico due pagine nella sua prefazione al libro di Maurizio Torrealta “La Trattativa” (tra Stato e Mafia) inquadrandolo pesantemente come elemento sospetto di agganci con gli 007 dei Servizi segreti addirittura in stragi precedenti. Anche se poi il magistrato, che era impegnato ad inquisire su quegli episodi, non aveva sentito il bisogno d’interrogarci. Né lo ha fatto l’altro Pm Roberto Scarpinato. E’ troppo chiedere al Fatto un approfondimento su quel “botto”, magari riportando come spunto questa nostra missiva?”.
Nel libro di Lando Dell’Amico “La leggenda del Giornalista Spia”, edito i primi del mese, alcune pagine sono state dedicate proprio a questo delicato e scottante argomento. E proprio con riferimenti ad un intervista dell’attuale vice direttore del Fatto, Travaglio appunto. Alle pagine 330-332 del libro. Sarebbe servito leggerle, quantomeno per raccontare e riportare tutte le voci di quella vicenda.
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