25 aprile: così rivive il film 'Roma Città Aperta'

25 aprile 2014 ore 8:41, Marta Moriconi

25 aprile: così rivive il film 'Roma Città Aperta'
"La corsa di Anna Magnani, la sua voce che grida ''Francesco, Francesco!!' E il corpo che cade sotto i colpi dei fucili nazisti sotto i miei occhi, che grido: ''Mamma! Ma.." 

Il 25 aprile ha la voce anche di Vito Annicchiarico, l'ultimo testimone di quella grande pagina di storia raccontata da Roberto Rossellini nel film 'Roma Città Aperta', nel quale interpretava il ruolo di Marcello, il figlio della protagonista Anna Magnani. Il film, che rappresenta il neorealismo e tutto il cinema italiano, è indimenticabile. E lui ha saputo rievocare, in occasione della festa della Liberazione che si sta celebrando, il suo incontro con il regista e come questo gli cambiò la vita. D'altronde la vita altro non è che uno scorrere caratterizzato da incontri importanti, capaci di dare una svolta alle proprie ore. Ecco le  frasi del non più piccolo "Marcello" per il regista che lo ha scoperto: ''Per Roberto Rossellini la guerra era soprattutto un conflitto morale dal quale l'uomo doveva risollevarsi per riacquistare non solo la propria libertà ma anche la propria integrità etica''. ''Bisognava fare la pace ad ogni costo. Era questo il messaggio vero di Roberto Rossellini''; Così quando ''lungo la sua strada, mentre era alla disperata ricerca di finanziatori per il suo film, incontra Aldo Venturini, che non era solo un commerciante di lane, ma anche un partigiano, il profeta del neorealismo riesce a portare a compimento il suo progetto, che fino a quel momento aveva avuto un percorso quanto mai accidentato, per via di produttori, che si avvicendavano, cercavano di sostenere il film ma nella sostanza, non credevano che Roma Città Aperta, avrebbe avuto quel successo di pubblico e di critica che noi tutti oggi conosciamo''; ''In più c'era la 'paura', il 'terrore' vero e proprio di una popolazione che quelle scene di vita che il regista riportava nel film, le aveva realmente vissute: tutti a Roma conoscevano cosa accadeva a Via Tasso, dove i prigionieri venivano torturati, mentre i rastrellamenti per le vie di Roma erano assai frequenti''; ''Le scene di interno furono girate per lo più a Via degli Avignonesi'', nel centro di Roma, in un locale che precedentemente era una sala dove si scommetteva sui cavalli, poi invece fu sistemata una specie di sala di posa, e fu lì per esempio che fu girata la scena in cui Francesco, la sera prima di essere portato via da una camionetta di nazisti, mi chiede se voglio chiamarlo papà, una volta celebrate le nozze con Pina...''; Il film ''fu girato con attori non professionisti, le scene erano realizzate soprattutto in esterno, nelle strade, per lo più in periferia o in aperta campagna e con la luce naturale''; ''Forte Bravetta, all'epoca delle riprese, era aperta campagna, piena di erbe e sterpaglie. Senza volerlo il film rappresenta un' eredità culturale e un' identità storica per tutte le generazioni che non hanno vissuto quella pagina cosi' crudele della vita del Paese, neppure attraverso i racconti dei propri familiari. Il 1945 è una data lontanissima per chi e' giovane oggi e i giovani guardano sempre al futuro. Ma la memoria storica e' forse la cosa più importante che un Paese possiede, anche se a volte si assiste con rammarico al tentativo di manipolazione degli avvenimenti''; ''Quando incontrai Roberto Rossellini avevo solo undici anni e vivevo, come la maggior parte delle persone a Roma, quel tragico periodo caratterizzato dalla fame e dalla paura delle retate dei fascisti, nella Roma occupata dagli alleati, 'demilitarizzata' e per questo 'aperta', dice. In tempo di guerra si impara presto l'arte di vivere cercando di racimolare qualche soldo da portare a casa. L'incontro magico con Roberto Rossellini, quando il regista mi trova all'angolo tra Largo del Tritone e via Crispi mi ha cambiato la vita, per sempre. E mi ha fatto entrare in un progetto, certamente piu' grande di me. E ancora oggi mi emoziona ogni volta vedere il film, che ha un ritmo costante, non ha vuoti e pieni''; Dopo 'Roma Citta' Aperta' Annichiarico ha lavorato ancora con Vittorio De Sica e  Gennaro Righelli e Mario Soldati, ma quel film ce l'ha nel cuore. E quel che resta è sempre il cuore delle cose che facciamo.
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